[447.] Secondo la divisione dei Themi o province descritte da Costantino Porfirogenito (De thematibus; t. I, pag. 9, 10), l'Obsequium, denominazion latina dell'esercito o del palagio, era nell'ordine pubblico il quarto. La metropoli era Nicea che stendea la sua giurisdizione dall'Ellesponto ai paesi addiacienti della Bitinia e della Frigia. (V. le carte che dal Delisle son poste avanti l'Imperium orientale del Banduri).

[448.] Il Califfo avea mangiato due pannieri d'ova e di fichi, cui divorava alternativamente, e avea finito il pasto con un composto di midolla, e di zuccaro. In una delle sue peregrinazioni alla Mecca mangiò Solimano in una volta diciassette melegranate, un capretto, sei polli, e gran quantità di uve di Tayef. Se la minuta del pranzo del sovrano dell'Asia è veramente esatta, bisogna ammirarne più l'appetito che il lusso (Abulfeda, Annal moslem. p. 128).

[449.] V. l'articolo di Omar Ben-Abdalaziz, nella Bibliothèque orientale (p. 689, 690); praeferens, dice Elmacin (p. 91), religionem suam rebus suis mundanis. Era tanto ansioso di andare al soggiorno della divinità che fu inteso una volta affermare, che non vorrebbe nemmeno incomodarsi a bagnar di olio l'orecchio per guarire dalla sua ultima malattia. Non avea che una camicia, e, in tempo che il lusso s'era introdotto fra gli Arabi, non ispendeva più di due dramme all'anno (Abulfaragio, p. 131); haud diu gavisus eo principe fuit orbis Moslemus (Abulf., p. 127).

[450.] Niceforo e Teofane convengono in dire che fu levato l'assedio di Costantinopoli il 15 agosto (A. D. 718). Ma assicurando il primo, che è il più degno di fede, aver durato 13 mesi, si sarà ingannato il secondo asserendo, che cominciò nell'anno precedente nello stesso giorno. Non vedo che il Pagi abbia notata questa contraddizione.

[451.] Sul secondo assedio di Costantinopoli ho seguito Niceforo (Brev. p. 33-36), Teofane (Chronogr. p. 324-334), Cedreno (Compend., p. 449-452), Zonara (t. II. p. 98-102) Elmacin (Hist. Sarac. p. 88), Abulfeda (Ann. moslem, p. 126), e Abulfaragio (Dynast. p. 130), autore arabo che appaga di più i lettori.

[452.] Carlo Dufrène Ducange, guida sicura ed istancabile pel medio evo e per la storia di Bisanzio, ha trattato del fuoco greco in molti luoghi de' suoi scritti, e non rimane speranza di spigolare molti fatti dopo di lui. V. in particolare Glossar. med. et infim. graecitat., page 1275, sub voce τνρ θαλασσιον υγρον fuoco marino liquido. Gloss. med. et infim. latin. ignis graecus; Observations sopra Villehardouin, p. 305, 307; Observations sopra Joinville, p. 71, 72.

[453.] Teofane lo chiama αρχιτεχτων architetto (p. 295); Cedreno (p. 437) fa venire quell'artista da Eliopoli (dalle rovine d'Eliopoli) in Egitto; e diffatti la chimica si studiava particolarmente dagli Egiziani.

[454.] Dietro una debole autorità, ma una verosimiglianza fortissima, si suppone che la nafta, l'oleum incendiarium della storia di Gerusalemme (Gest. Dei per francos, pag. 1167), la fonte orientale di Giovanni di Vitry (lib. III c. 84), entrasse nella composizione del fuoco greco. Cinnamo (l. VI, p. 165) chiama il fuoco greco πυρ Μηδικον fuoco Medo; e si sa esservi gran quantità di nafta tra il Tigri e il mar Caspio. Plinio (Hist. nat., II, 109) dice che la nafta servì alla vendetta di Medea, e secondo l'una o l'altra etimologia Ελαιον Μηδιας o Μηδειας olio di Media o di Medea (Procopio De bell. Gothic., l. IV, c. II) può significare questo bitume liquido.

[455.] V. sulle varie specie d'olio e di bitumi i Saggi chimici (v. V, saggio I) del dottor Watson (ora vescovo di Landaff). Questo libro classico è di tutti quelli che conosco il più atto a diffondere il gusto e le cognizioni della chimica. Le idee men perfette che ne avevano gli antichi si trovano in Strabone (Geograf. l. XVI, p. 1078), e in Plinio (Hist. nat., II p. 108, 109); huic (Naphtae) magna cognatio est ignium, transiliuntque protinus in eam undecunque visam. Otter (t. I, pag. 153-158), è quello tra i nostri viaggiatori che in questa materia mi soddisfa di più.

[456.] Anna Comnena ha squarciato in parte questo velo. Απο της πευκης, και αλλων τινων τοιουτων δενδρων αειθαλων συναγεται δακρυον ακαυστον. Τουτο μετα θειου τριβομενον εμβαλλετα, εις αυλισκους καλαμων και εμφυσαται παρα του παιξοντος λαβρω και συνεχει πνευματι. Dalla pece e da altri consimili alberi, sempre verdi, si raccoglie una stilla non ardente. Questa pestata col zolfo si lancia nei tubi delle canne, e si soffia colla bocca ed esce col fiato. (Alexiad. l. XIII, pag. 383). Altrove ella fa menzione della proprietà d'ardere κατα το πρανες και εφ’ εκατερα nel piano e dalle bande. Leone, al capo decimonono della sua Tattica (Opera Meursii, t. VI, p. 843, ediz. del Lami, Firenze 1745), parla della nuova invenzione del πυρ μετα βροντης και καπνου fuoco con fragore e con fumo. Queste sono testimonianze originali e di persone d'alto affare.