[477.] V. Abulfeda (Annal. moslem. p. 136-145), Eutichio (Annal., t. II, p. 392, vers. Pocock), Elmacin (Hist. Saracen., pag. 109-121), Abulfaragio (Hist. dynast. p. 134-140), Rodrigo di Toledo (Historia Arabum, c. 18 p. 33), Teofane (Chronographie, p. 356, 357, che parla degli Abbassidi sotto il nome di Χωρασανιται Corasaniti e di Μαυροφοροι Maurofori) e la Biblioth. d'Herbelot, articoli Ommiades, Abbassides, Maerwan, Ibrahim, Saffah, Abou-Moslem.
[478.] Si consulti sulla rivoluzione di Spagna, Rodrigo di Toledo (c. 18, pag. 34, ec.), la Bibliotheca arabico-hispana (t. II, p. 30, 198) e Cardonne (Hist. de l'Afriq. et de l'Esp., t. I, p. 180-197, 205, 272, 323, ec.).
[479.] Io non confuterò gli errori bizzarri, nè le chimere di Sir William Temple (Oeuvres, v. III, p. 372-374, ediz. in 8), nè del Voltaire (Hist. générale, c. 28, tom. II, p. 124, 125, ediz. di Losanna) sulla division dell'impero de' Saracini. Gli errori del Voltaire provengono da difetto di notizie e di riflessione: ma sir William fu tratto in inganno da un impostore Spagnuolo, che ha inventato una storia apocrifa del conquisto della Spagna fatto dagli Arabi.
[480.] Il geografo d'Anville (l'Euphrate et le Tigre, p. 121-123) e il d'Herbelot (Biblioth. orient., p. 167, 168) bastano a dar a conoscere Bagdad. I nostri viaggiatori Pietro della Valle (t. I, p. 688-698), Tavernier (t. I, p. 230-238), Thevenot (part. II, p. 209-212), Otter (t. I, p. 162-168) e Niebuhr (Voyage en Arabie, t. II, p. 239-271) non la videro che decaduta; e per quanto io so, il geografo di Nubia (p. 204) e l'Ebreo Beniamino di Tudela (Itinerarium, p. 112-123, di Const. imperatore, apud Elzevir 1633), sono i soli scrittori che vedessero Bagdad sotto il regno degli Abbassidi.
[481.] Si posero le fondamenta di Bagdad, A. E. 145 (A. D. 762). Mostasem, ultimo degli Abbassidi, venne in balìa dei Tartari che lo mandarono a morte, A. E. 656 (A. D. 1258, 20 febbraio).
[482.] Medinat al Salem, Dar al Salam. Urbs pacis, o Ειρηνοπολις (Irenopoli), secondo la denominazione ancor più elegante che le han data i scrittori Bizantini. Non van d'accordo gli autori sull'etimologia di Bagdad; ma convengono che la prima sillaba in lingua persiana significa un giardino di Dad, eremita cristiano, la cella del quale era la sola abitazione che fosse nel sito ove si fabbricò la città.
[483.] Reliquit in aerario sexcenties millies mille stateres, et quater et vicies millies mille aureos aureos. (Elmacin, Hist. Saracen. p. 126). Ho valutato le pezze d'oro per otto scellini, ed ho supposto che la proporzione dell'oro all'argento fosse di dodici a uno: ma non mi fo mallevadore delle quantità numeriche di Erpenio; i Latini non vagliono più dei Selvaggi nei calcoli aritmetici.
[484.] D'Herbelot p. 638; Abulfeda (p. 154) nivem Meccam apportavit, rem ibi aut nunquam aut rarissime visam.
[485.] Descrive Abulfeda, (pag. 184-189) la magnificenza e la liberalità d'Almamon. Il Milton fece allusione a quest'uso orientale:
«Ovvero ai luoghi ove il pomposo oriente, colla opulenta sua mano, versa sopra i suoi re l'oro e le perle della Barbarìa».