[495.] Vi si è trovato, per esempio, il quinto, sesto e settimo libro (manca sempre l'ottavo) delle Sezioni coniche d'Apollonio Pergeo, stampati poi, nel 1661, secondo il manoscritto di Firenze (Fabr. Bibl. graec. t. II, p. 559). I dotti per altro possedevano già il quinto libro indovinato e rinnovato dal Viviani (V. il suo elogio nel Fontenelle, t. V, p. 59 ec.).

[496.] Il Renaudot (Fabricio, Bibl. graec. t. I, p. 812, 816) discute in un modo veramente filosofico il pregio di queste versioni arabe piamente difese dal Casiri (Bibliot. arab.-hisp. t. I, p. 238-240). La maggior parte delle traduzioni di Platone, d'Aristotile, d'Ippocrate, di Galeno ec., che viveva in Corte dei Califfi di Bagdad, e che morì A.D. 876. Era Capo d'una scuola o d'un'officina di traduttori, e van sotto il suo nome le Opere dei suoi discepoli. V. Abulfaragio (Dynast., p. 88, 113, 171-174, et apud Assemani, Bibl. orient., t. II, p. 438), d'Herbelot (Bibl. orient., p. 456), Assemani (Bibl. orient., t. III, pag. 164) e Casiri (Bibl. arabico-hispana t. I, p. 238 ec., 251, 286-290; 302-304, ec.).

[497.] V. Il Moshemio, Instit. Hist. eccles., p. 181, 214, 236, 257, 315, 338, 396, 438 ec.

[498.] Il Commentario più elegante su le categorie o su i predicamenti d'Aristotile è quello che si trova nei Philosophical arrangements del signor Giacomo Harris (Londra 1775 in 8), il quale si ingegna di ravvivare lo studio delle lettere e della filosofia dei Greci.

[499.] Abulfaragio, Dynast., p. 81-222; Bibl. arab.-hispan., t. I, p. 370, 371. In quem (dice il Primate de' Giacobiti) si immiserit se lector, oceanum hoc in genere (algebrae) inveniet. Non si sa in qual tempo abbia vissuto Diofanto d'Alessandria. Ma sussistono ancora i suoi sei libri, e sono stati spiegati dal Greco Planude, e dal Francese Meziriac (Fabricio, Bibl. graec., t. IV, p. 12-15).

[500.] Abulfeda (Annal. moslem., p. 210, 211, vers. Reiske) descrive questa operazione dietro la scorta di Ibn-Challecan e de' migliori storici. Questo grado misurato esattamente era di dugentomila cubiti regi, ossia assemiti; misura che gli Arabi avean tolta dai libri divini, e dagli usi della Palestina e dell'Egitto; questo antico cubito si vede quattrocento volte sopra ogni lato della base della gran piramide, e indica, per quanto pare, le misure primitive e universali dell'oriente (V. la Metrologia del laborioso sig. Paucton, p. 101, 195).

[501.] V. le Tavole astronomiche d'Ulugh-Begh, colla Prefazione del dottor Hyde, nel primo volume del suo Syntagma dissertationum, Oxford, 1767.

[502.] Albumasar e i migliori astronomi arabi convenivano della verità dell'astrologia, e attigneano le loro predizioni più sicure, non già da Venere e Mercurio, ma da Giove e dal Sole. (Abulfaragio Dynast., p. 161-163). V. sullo stato e sui progressi dell'astronomia in Persia il Chardin (Voyages t. III, p. 162-283).

[503.] Bibl. arabico-hispana, t. I, pag. 438. L'autore originale narra un'istoria faceta d'un pratico ignorante, ma senza malizia.

[504.] Nel 956, Sancio il Grasso, re di Leone, fu guarito dai medici di Cordova. (Mariana, l. VIII, c. 7; t. I, p. 318).