[505.] Muratori discute, da quell'uomo dotto e giudizioso che egli era, (Antiquit. Ital. med. aevi, t. III, p. 932-940) ciò che si riferisce alle scuole di Salerno, e alla introduzione della dottrina degli Arabi in Italia (V. pure Giannone, Istoria civile di Napoli t. II, p. 119-127).
[506.] V. una bella descrizione dei progressi dell'anatomia, in Wotton, (Reflections on ancient and modern learning, p. 208-256). I begli ingegni hanno indegnamente assalita la sua riputazione nella controversia del Boyle e del Bentley.
[507.] Bibliot. arab.-hispan. t. I, p. 275. Al-Beithar di Malaga, il più grande dei lor botanici, avea viaggiato in Affrica, nella Persi e nell'India.
[508.] Il dottor Watson (Elements of chemistry, v. I, p. 17 ec.) consente che i progressi degli Arabi nella chimica erano veramente opera loro: egli cita non ostante la modesta confessione del celebre Geber, scrittore del nono secolo (d'Herbelot p. 387), il quale diceva d'aver ricavato dagli antichi Saggi la maggior parte delle sue cognizioni, forse sulla trasmutazione de' metalli. Qual che fosse l'origine o la vastità del loro sapere, sembra che le arti della chimica e dell'alchimia fossero diffuse nell'Egitto tre secoli almeno prima di Maometto (Wotton's Reflections, p. 121-133; Paw, Recherches sur les Egyptiens et sur les Chinois, t. I, p. 376-429).
[509.] Abulfaragio (Dynast., p. 26-148) cita una version siriaca dei due poemi d'Omero, fatta da Teofilo, Maronita cristiano del monte Libano, il quale professava l'astronomia in Roha o Edessa sulla fine dell'ottavo secolo: la sua Opera sarebbe una curiosità letteraria. Ho letto in qualche luogo, ma senza crederlo, che Maometto II traducesse in lingua turca le Vite di Plutarco.
[510.] Ho letto con gran piacere il commentario latino di Sir William Jones sulla poesia asiatica (Londra 1774 in 8), che quest'uomo maraviglioso, per la sua cognizione sulle lingue, pubblicò in gioventù. Oggi, che il suo gusto e il suo ingegno sono perfettamente maturi, scemerebbe per avventura un poco gli elogi così caldi ed anche esagerati, che egli dà alla letteratura degli orientali.
[511.] È stato accusato Averroe, un de' filosofi Arabi, d'avere sprezzate le religioni dei Giudei, dei Cristiani e dei Musulmani (V. il suo articolo nel Dizionario di Bayle): certamente ognuna di queste religioni direbbe che fu ragionevole il suo disprezzo, eccetto che nella parte che la concerne.
[512.] D'Herbelot, Bibl. orient., p. 546.
[513.] Θεοφιλος ατοπον κρινας ει την των οντων γνωσιν, δι ην το Ρωμαιων γενος θαυμαζεται εκδοτον ποιησει τοις εθνεσι, etc. Stimando Teofilo cosa inopportuna se comunicasse ai Gentili la cognizione degli Enti per cui sono ammirati i Romani, ec. Cedreno (p. 548) espone i vili motivi d'un imperatore, che nobilmente negò un matematico alle istanze ed alle offerte del Califfo Almamon. Questo sciocco scrupolo, quasi negli stessi termini, è riferito dal continuator di Teofane (Scriptores post Theophanem, p. 118).
[514.] V. il regno e il carattere di Haroun-al-Rashid nella Bibliothèque orientale, p. 431-433, all'articolo di quel Califfo, e negli altri a cui ci rimanda il d'Herbelot: questo dotto compilatore ha trascelto con molto gusto nelle cronache d'oriente gli aneddoti istruttivi e dilettevoli.