Il frizzo è precisamente eguale a quello d'un epigramma francese. «Un serpente morse Giovanni Freron. — E che? Il serpente ne morì». Ma poichè i belli ingegni di Parigi sono in generale poco versati nell'antologia, avrei vaghezza di sapere d'onde abbiano cavato questo epigramma (Costantino Porfirogeneta, De themat., c. 2; Brunk, Analect. graec., t. II, p. 56; Brodaei Anthologia, l. II, p. 244).

[568.] La Legatio Luitprandi episcopi Cremonensis ad Nicephorum Phocam, è stata inserita dal Muratori negli Scriptores rerum italicarum, t. II, parte prima.

[569.] V. Costantino (De thematibus, nel Banduri, t. I, p. 1-30), il quale s'accorda a dire che quella parola è ουκ παλαια non antica. Maurizio (Stratagema, l. II. c. 2) si serve della parola Θημα tema per indicare una lezione: fu poi applicata al posto o alla provincia che esso occupava. Ducange (Gloss. graec. t. I, p. 487, 488). Gli autori han tentato di dar l'etimologia dei temi opsico, optimazio e tracesio.

[570.] Αγιος Πελαγος Santo Pelago, come lo chiamano i Greci moderni; i geografi e i marinai ne han fatto l'Arcipelago e le Arches (d'Anville Géograph. ancienne, t. I, p. 281: Analyse de la Carte de la Grèce, p. 60). La moltitudine dei monaci, e di quelli specialmente di S. Basilio, che abitavano tutte l'isole e il monte Athos, o monte santo, che sta nei contorni (Observations di Belon, fol. 32), potea giustificare l'epiteto di santo dato a questa parte del Mediterraneo. Αγιος con piccolo cangiamento divien la parola primitiva Αιγαιος Egeo, immaginato dai Doriesi, che nel lor dialetto diedero il nome figurato di αιγες, ossia capre, ai flutti saltellanti (Vossio, ap. Cellarius, Geogr. antiq., t. I, p. 829).

[571.] Secondo il viaggiatore ebreo, che avea corsa l'Europa e l'Asia, non gareggiava in estensione con Costantinopoli, se non se Bagdad, la gran città degli Ismaeliti (Voyage di Beniamino di Tudela, pubblicato da Baratier, t. I, c. 5, p. 46).

[572.] Εσθλαβωθη δε πασα η χωρα και γεγονε βαρβαρος fu saccheggiata tutta la provincia e divenne Barbara, dice Costantino (Thematibus, l. II, c. 6, p. 25) in uno stile tanto barbaro, quanto il suo concetto, a cui aggiunge, secondo il suo costume, un ridicolo epigramma. Lo scrittore che ci ha dato alcune epitomi di Strabone, osserva pure Ηπειρον, και Ελλαδα σχεδον και Μακεδονιαν, ηαι Πελοποννησον Σκυθαι Σκλαβοι νεμονται gli Sciti schiavi anche ora spogliano quasi tutto l'Epiro e la Grecia e la Macedonia e il Peloponneso (l. VII, p. 98, ediz. di Hudson). Dodvell, in proposito di questo passo (Geogr. minor, t. II, Dissert. 6, p. 170-191), narra, in una guisa che stanca, le scorrerie degli Schiavoni, e pone nell'anno 980 l'epoca di questo commentator di Strabone.

[573.] Strabone, Geogr. l. VIII, p. 562; Pausania, Graec. Descriptio, l. III, c. 21, p, 264, 265; Plinio, Hist. natur., l. IV, c. 8.

[574.] Costantino, De administr. imperio, l. II, c. 50, 51, 52.

[575.] La roccia di Leucade era la punta meridionale della sua diocesi. Se egli avesse avuto il privilegio esclusivo del salto degli Amanti, tanto noto ai lettori d'Ovidio, epist. Sapho, sarebbe stato il più ricco prelato della chiesa greca.

[576.] Leucatensis mihi juravit episcopus, quotannis ecclesiam suam debere Nicephoro aureos centum persolvere, similiter et caeteras plus minuisve secundum vires suas (Luitprando, in Legat., p. 489).