[577.] V. Costantino (in vit. Basil., c. 74, 75, 76, p. 195-197, in Scriptor. post Theophanem) il quale impiega gran numero di parole tecniche o barbare. Barbare dic'egli, τη των πολλων αμαθια. καλον γαρ επι τουτοις κοινολεκτειν per l'imperizia di molti, essendo ben fatto famigliarizzarsi con esse. Il Ducange si studia di spiegarne alcune: ma gli mancava la scienza d'artefice.

[578.] Quanto scrive Ugo Falcando degli opificii di Palermo (Hist. sicula in Proem., in Muratori Scriptor rerum italic., t. V; p. 256), è tolto da quei della Grecia. Senza trascrivere le sue frasi declamatorie, che ho mitigate nel testo, osserverò che in quel passo, il Carisio, primo editore, ha ragionevolmente sostituita la parola exanthemata alla bizzarra di exarentasmata. Viveva Falcando verso l'anno 1190.

[579.] Inde ad interiora Graeciae progressi Corinthum, Thebas, Athenas antiqua nobilitate celebres expugnant; et maxima ibidem praeda direpta, opifices etiam qui Sericos pannos texere solent, ob ignominiam imperatoris illius, suique principis gloriam, captivos deducunt. Quos Rogerius, in Palermo Siciliae metropoli collocans, artem texendi suos edocere praecepit; et exhinc praedicta ars illa, prius a Graecis tantum inter christianos habita, Romanis patere coepit ingeniis. (Ottone di Frisinga, De Gestis Frederici I, l. I, c. 33; in Muratori, Scriptor. Ital., t. VI, pag. 668). Questa eccezione permette al vescovo di vantare Lisbona, e Almeria, in sericorum pannorum opificio praenobilissimae (in Chron., apud Muratori, Annal. d'Ital., t. IX, p. 415).

[580.] Niceta, in Manuel, l. II, c. 8, p. 65. Egli parla dei Greci come abili ευητριους οθονας σφαινειν, a tessere grandi tele, come ιστω προσανοεχοντας των εξαμιτων κιαι χρυσωπαστων στολων intesi a far tessuti di sciamiti e di stoffe con oro.

[581.] Ugo Falcando le chiama nobiles officinas. Gli Arabi piantarono canne e ne cavarono zucchero nella pianura di Palermo; ma non recarono colà la seta.

[582.] V. la vita di Castruccio Castracani, non quella pubblicata dal Machiavelli, ma da Nicola Tegrini, che è più autentica. Il Muratori che l'inserì nell'undecimo volume de' suoi Scriptores etc. cita questo passo curioso nelle sue Antichità d'Italia (t. I, Dissert. 25, p. 378).

[583.] V. l'estratto degli statuti manoscritti di Modena citati dal Muratori nelle Antichità d'Italia (t. II, Dissert. 30, p. 46-48).

[584.] I telai di stoffe di seta furono introdotti in Inghilterra l'anno 1620 (Andersons, Chronological Deduction, vol. II, p. 4). Ma alla rivocazione dell'Editto di Nantes è debitrice la Gran Brettagna della colonia di Spitalfields.

[585.] Voyage di Beniamino di Tudela, t. I, c. 5, p. 44-52. Il testo ebraico fu tradotto in francese da Baratier, quel giovanetto maraviglioso pel sapere, che però aggiunse alla versione un volume d'erudizione indigesta. Gli errori e le finzioni del Rabbino ebreo non bastano a ingerir dubbio sulla realtà de' suoi viaggi.

[586.] V. il continuator di Teofane (t. IV, p. 107), Cedreno (p. 544) e Zonara (t. II, l. XVI, p. 157).