[604.] Questa parola dalla lingua dei Normanni passò direttamente ai Greci. Nel duodecimo secolo, Giannone annovera l'ammiraglio di Sicilia tra i grandi ufficiali.
[605.] Questo abbozzo degli onori e delle cariche dell'impero Greco è cavato da Giorgio Codino Curopalata, che viveva ancora dopo che Costantinopoli fu presa dai Turchi. La sua frivola Opera, ma scritta accuratamente (De officiis ecclesiae et aulae C. P.), è stata illustrata dalle note di Goar e dai tre libri del Gretsero, dotto Gesuita.
[606.] La maniera di salutare portando la mano alla bocca, ad os, è l'origine della parola latina adorare. V. l'erudito Selden (Titles of Honour vol. III, p. 143-145, 942). Pare, giusta il primo libro d'Erodoto, che quest'uso venga dalla Persia.
[607.] Luitprando descrive facetamente le sue due ambasciate che fece nella Corte di Costantinopoli, quello che vide e che ebbe a soffrire nella capitale dell'impero Greco (Hist. l. VI, c. 1-4, p. 469-471; Legatio ad Niceph. Phoc., p. 479-489).
[608.] Fra gli altri divertimenti di questa festa, un giovanetto tenne sulla fronte in equilibrio una picca, o pertica, lunga ventiquattro piedi, che portava un po' al di sotto della sua estremità superiore una spranga di due cubiti. Due altri ignudi, ma coperti alla cintura (campestrati), fecero ora insieme or separatamente diversi scherzi come d'arrampicarsi, di fermarsi, di giocare, di scendere ec. ita me stupidum reddidit, dice Luitprando, utrum mirabilius nescio (p. 470). A un altro pranzo si lesse un'omelia di S. Crisostomo sugli Atti degli appostoli, elata voce non latine (p. 483).
[609.] Con molta verosimiglianza si fa derivare la parola gala, da cala o caloat, che, in arabo, significa un abito d'onore (Reiske, Not. in cerem., p. 84).
[610.] Πολυχρονιζειν desiderar lunga vita, parola spiegata poi con quella di ευφημιζειν augurar bene (Codin, c. 7, Ducange, Gloss. Graec. t. I, p. 1199).
[611.] Κωνσερβετ Δεους εμπεριουμ βεστρουμ — βικτορ σις σεμπερ — βηβητε Δομινι Ημπερατορες ην μυλτος αννος Conservet Deus imperium vestrum — victor sis semper — Vivite Domini Imperatores in multos annos (Ceremon. c. 75, p. 215). I Greci non avendo il V latino furono obbligati ad usare il loro β. Queste frasi strane han potuto imbarazzare qualche professore, fintanto che avran poi scoperto il vero linguaggio.
[612.] Βαραγγοι κατα την πατριαν γλωσσαν ουτοι, ηγουν Ινκλινιστι πολυχρονιζουσι i Varangi (gli Inglesi) secondo la patria lingua ancor essi, cioè inchinati, auguran lunga vita (Codin, p. 90). Vorrei che avesse conservato, anche in parte corrotte, le parole della acclamazion degli Inglesi.
[613.] V. sopra questa cerimonia l'opera di Costantino Porfirogeneta colle note, anzi dissertazioni degli editori tedeschi Leich e Reiske, sul grado delle persone di Corte (pag. 80, not. 23-62), sull'adorazione che non si facea le domeniche (p. 95-240 not. 131), sulle uscite trionfali (p. 2, ec. not. p. 3 ec.), sulle acclamazioni (passim, not. 25 ec.), sulle fazioni e sull'Ippodromo (p. 177-214, not. 9-95 ec.), suoi giuochi dei Goti (pag. 221, not. 3), sulla vendemmie (pag. 217, not. 109): questo libro contiene molte altre particolarità.