[568.] Quis ego sum ut disponam acies; ut egrediar ante facies armatorum, aut quid tam remotum a professione mea, si vires, si peritia, ec. (Epist. 256, t. I, pag. 259). Parla con disprezzo di Piero l'Eremita, vir quidam (ep. 363).
[569.] Sic dicunt forsitan isti, unde scimus quod a Domino sermo egressus sit? Quae signa tu facis ut credamus tibi? non est quod ad ista ipse respondeam; parcendum verecundiae meae, responde tu pro me, et pro te ipso, secundum quae vidisti et audisti, et secundum quod te inspiraverit Deus. (Consolat., lib. II, cap. 1, Opp., tom. II, p. 421-423).
[570.] V. le testimonianze, in vit. prima, l. IV, c. 5, 6, Opp., l. VI, p. 1258-1261, l. VI, c. 1-17, p. 1286-1314.
[571.] Filippo, arcidiacono di Liegi, che accompagnava S. Bernardo ha composta una narrazione de' miracoli che attribuivansi a questo Santo, e che, stando al detto del narratore, non erano meno di trentasei al giorno (Fleury, Hist. eccles. l. LXIX, n. 16). (Nota dell'Editore)
[572.] I Miracoli di S. Bernardo, senza entrare nell'esame delle particolarità del loro numero, della loro qualità, e delle loro circostanze, furono creduti; ma oggidì pei progressi delle cognizioni si distinguono gli effetti delle cause naturali, da quelli di una soprannaturale; e la filosofia mostra come sieno da separarsi le illusioni della calda immaginazione e della prevenzione, dalla realità, o l'imposture dalle verità. Molti luoghi poi di S. Bernardo, e specialmente quello sic dicunt farsitanae mostrano la sua abilità nell'arte rettorica. La grandissima prevenzione del popolo a di lui favore, doveva rendere sempre vittoriosa la di lui facondia, che tutti i popoli spingeva alla crociata in Palestina, onde ne venivano disertate le province. Oggidì la facondia di S. Bernardo non produrrebbe alcun effetto. (Nota di N. N.)
[573.] Abul-Mahazen, presso il De Guignes, Histoire des Huns, t. II, part. II, p. 99.
[574.] V. l'articolo Sangiar nella Biblioteca orientale del d'Herbelot, e il de-Guignes (t. II, part. 1, pag. 230-261). Per suo splendente valore, fu soprannomato dagli Orientali il secondo Alessandro, e tanto fu l'eccesso dell'affetto de' sudditi verso di lui, che per un anno intiero dopo la sua morte, continuarono pel Sultano le lor preghiere. Però Sangiar potrebbe essere caduto prigioniero così de' Cristiani, come degli Uzj. Regnò cinquant'anni all'incirca (A. D. 1103-1152), e si mostrò proteggitor generoso ai poeti della Persia.
[575.] L'Autore della Zaira avea del certo presente all'animo questo stato politico dell'Oriente in que' giorni, quando facea dire ad Orosmano:
«Mais la mollesse est douce, et sa suite est cruelle.
Je vois autour de moi cent rois vaincus par elle,