A. D. 1000-1200
L'avversione in cui mutuamente i Greci e i Latini si avevano, fu confermata, e apparve più manifesta nelle tre prime spedizioni della Palestina. Alessio Comneno non risparmiò artifizj, per allontanare, se altro non poteasi, questi formidabili pellegrini. I successori di lui, Manuele e Isacco l'Angelo, tramarono di concerto coi Musulmani la rovina de' più illustri condottieri de' Franchi; insidiosa e perfida politica in cui vennero ben secondati dalla volontaria obbedienza de' loro sudditi d'ogni classe. Di sì fatta avversione vuol certamente darsi gran colpa alla differenza d'idiomi, di vesti e di consuetudini, la quale diversità fa discordanti fra loro, e contrarie le une dall'altre, presso che tutte le nazioni del Globo. E l'amor proprio e la prudenza del Sovrano ad un tempo soffrivano in veggendo queste invasioni di stranieri eserciti che chiedeano imperiosamente il diritto di attraversare gli Stati greci e di passare sotto le mura della loro capitale. Oltrechè, i pusillanimi sudditi dell'Imperator greco venivano spogliati e insultati da questi rozzi abitanti dell'Occidente, e l'odio dei primi contra i secondi era anche nudrito da segreta gelosia, che le pie e coraggiose imprese de' Crociati inspiravano. Un cieco zelo di religione ai motivi profani di nazionale odio aggiugneasi; poichè i Cristiani d'Occidente, in vece di ricevere amichevole accoglienza dai loro fratelli cristiani d'Oriente, udiansi continuamente rintronare all'intorno i nomi di scismatici e di eretici, nomi ad ortodosso orecchio più aspri che non quelli stessi di Pagani o d'Infedeli. Laonde anzichè inspirare quella fiducia che a conformità di culto e di Fede parea consentanea, i Franchi erano abborriti dai Greci, per alcune regole di disciplina o quistioni teologiche in cui le massime loro, o del Clero latino, da quelle della Chiesa Orientale scostavansi. Nel tempo della Crociata di Luigi VII, i preti greci lavarono e purificarono un altare, siccome profanato dal divin sagrifizio celebratovi da un prete francese. I compagni di Federico Barbarossa si dolsero d'insulti e cattivi trattamenti, che soprattutto dai Vescovi e dai Monaci riceveano. Cotesti ecclesiastici, nelle loro preci, e ne' loro sermoni, animavano il popolo contro gli empj Barbari venuti fra loro. Viene anzi accusato il Patriarca di avere promulgato che l'esterminare i scismatici era pei fedeli una via di ottenere remissione plenaria di tutti i peccati[18]. Un entusiasta, di nome Doroteo portò ad un tempo spavento e calma nell'animo dell'Imperatore, col predirgli che gli eretici alemanni assalirebbero la porta di Blacherna, ma ne riceverebbero tal castigo che diverrebbe tremendo esempio della divina vendetta. I passaggi di questi grandi eserciti erano avvenimenti rari e pericolosi: ma le Crociate diedero fra i due popoli origine ad una corrispondenza che li fornì di nuove cognizioni, senza però guarirli dai pregiudizj che le loro menti viziavano. Il lusso e le ricchezze di Costantinopoli ivi attraevano le produzioni di tutti i climi, intanto che il lavoro e l'industria de' numerosi cittadini, contrabbilanciavano il bisogno d'introdurre cose peregrine. Situata questa metropoli in modo che chiama a sè il commercio di tutte le parti del Globo, questo commercio per lungo tempo fu nelle sole mani degli stranieri. Venuta Amalfi a scadimento, i Veneziani, i Pisani, e i Genovesi posero fattorie nella Capitale del greco impero: i lor servigi ebbero guiderdoni di privilegi ed onori; comperarono poderi e case: le famiglie di questi per via di maritaggi co' nativi moltiplicaronsi; e dopo che fu tollerata una moschea maomettana divenne impossibile il proibire chiese di rito romano[19]. Le due mogli di Manuele Comneno[20] alla stirpe de' Franchi spettarono, cognata la prima dell'Imperatore Corrado, figlia la seconda del principe di Antiochia. Lo stesso Manuele ottenne in isposa al proprio figlio Alessio una figlia di Filippo Augusto, re di Francia, ed una figlia maritò al Marchese di Monferrato, che nella reggia di Costantinopoli avea ricevuta la sua educazione, e delle dignità della Corte greca andava insignita. Questo monarca aspirava alla conquista dell'Occidente dopo averne combattuti gli eserciti; apprezzava il valore de' Franchi, della fedeltà loro non dubitava[21], e in modo assai singolare compensava i loro meriti guerrieri conferendo ad essi i lucrosi uffizj di giudici e di tesorieri. La politica gli suggerì sollecitare una lega col Pontefice, onde la pubblica voce lo accusò, siccome parziale alla nazione e al culto de' Latini[22]: i quali e sotto il regno di Manuele, e sotto il successivo di Alessio venivano indicati cogli odiosi nomi di estranei, di eretici, di favoriti. Triplice delitto che fu severamente espiato nella sommossa che annunziò il ritorno e l'innalzamento di Andronico[23]. Il Popolo accorse all'armi; dalle coste dell'Asia il tiranno inviò e truppe e galee che la vendetta pubblica favoreggiassero; onde l'impotente resistere degli stranieri non divenne che un pretesto al raddoppiato furore de' loro uccisori. Nè età, nè sesso, nè vincoli d'amicizia o di parentado poterono salvar le vittime che l'odio, il fanatismo, e l'avarizia aveano consagrate alla morte. Trucidati per le strade e nelle lor case i Latini: ridotto in cenere il rione ove abitavano: arsi i sacerdoti nelle proprie chiese, gl'infermi ne' loro ospitali. Somministrerà un'idea di questa carnificina l'atto di clemenza che la terminò. Furono venduti ai Turchi quattromila Cristiani, che sopravvissero alla general proscrizione. I preti e i frati furono quelli che più operosi e inviperiti alla distruzione de' scismatici si dimostrarono, e fu cantato pietosamente un Te Deum, poichè il capo d'un Cardinale romano, Legato pontifizio, videsi separato dal suo busto, e trascinato a coda di cavallo per le strade della città fra i barbari scherni d'un'inferocita ciurmaglia. I più prudenti Latini al primo sentore della sommossa si erano riparati nelle proprie navi, e attraversando l'Ellesponto, a questa scena d'orror si sottrassero. Nella loro fuga però, portarono strage ed incendio sulla costa greca per una estensione di dugento miglia, e usando crudel rappresaglia su que' sudditi dell'Impero che erano innocenti, sfogarono soprattutto il proprio furore sui preti ed i frati, e colle fatte prede si compensarono delle ricchezze che essi e i loro amici aveano perdute. Di ritorno nell'Occidente, divulgarono per tutta Italia ed Europa la debolezza, l'opulenza, la perfidia, e il feroce astio de' Greci, i cui vizj, quai conseguenze naturali dello scisma e dell'eresia venner dipinti. I pellegrini della prima Crociata, mossi da scrupolo di coscienza, aveano trascurata la più bella fra le occasioni di aprirsi per sempre la strada di Gerusalemme coll'assicurarsi il possedimento di Costantinopoli; ma un interno cambiamento politico allettò, e quasi costrinse i Francesi ed i Veneziani ad accingersi alla conquista dell'Impero Orientale.
A. D. 1185-1195
Nel corso della storia di Bisanzo furono per me narrate l'ipocrisia, l'ambizione, la tirannide e la caduta di Andronico, ultimo rampollo della dinastia Comnena che in Costantinopoli abbia regnato. La tempesta politica che balzò dal trono costui, salvò la vita, e fu cagione d'innalzamento ad Isacco l'Angelo, che per linea femminina dalla stessa stirpe scendea[24]. Al successore di un secondo Nerone non doveva esser difficile il meritarsi l'affetto, e la stima de' sudditi; eppure qualche volta i Greci il governo di Andronico ebbero ad augurarsi. Almeno questo tiranno, fornito di molto ingegno e di fermo animo, seppe scorgere quai vincoli il suo interesse a quello del popolo collegassero; e solertissimo nel far tremare coloro che gli davano ombra, governò per altro in modo che gli oscuri privati, e le lontane province benedivano la rigorosa giustizia del loro sovrano. Ma il successore di Andronico, vano e geloso del potere supremo acquistato, mancava e del coraggio e dell'ingegno che ad adoprarlo erano nccessarj: i vizj di costui funesti divennero ai sudditi; inutili, se pur ne ebbe qualcuna, le sue virtù. I Greci che alla costui negligenza tutte le calamità dello Stato apponeano, gli negarono persino il merito de' vantaggi passeggieri, o accidentali che durante il suo regno godettero. Sonnacchioso sul trono, la sola voce del piacere lo ridestava, consagrando tutte le sue veglie a turbe di commedianti e buffoni, ai quali ancora oggetto di sprezzo rendeasi. Il lusso delle feste da esso ordinate e de' suoi edifizj, superava ogni pompa di cui altra Corte avesse sfoggiato giammai; aveva eunuchi e domestici fino al numero di ventimila, e il mantenimento della mensa e della casa, meno di quattromila lire d'argento, ossia di quattro milioni sterlini annuali non gli costava; a soddisfare le proprie voglie non conoscea che una via; opprimere il popolo, che irritavano egualmente e le vessazioni operate nel riscotere le pubbliche rendite, e l'uso che di queste rendite si faceva alla Corte. Intantochè i Greci numeravano i giorni della loro schiavitù, un Profeta che in guiderdone del suo profetare ottenne da Isacco il Patriarcato, gli predisse, che durante un regno felice di trentadue anni avrebbe esteso sino al monte Libano i confini dell'impero, le sue conquiste oltre l'Eufrate. Ma il solo atto ch'ei fece per verificare una simile predizione, fu quello di spedire un'ambasceria scandalosa quanto superba a Saladino[25], chiedendogli la restituzione del Santo Sepolcro, e proponendo una lega offensiva e difensiva a questo nemico del nome cristiano. Fra le indegne mani d'Isacco, e del fratello di lui, gli avanzi del greco Impero ebbero l'ultimo crollo. L'isola di Cipro, il cui nome ridesta le idee di dolcezza e di voluttà fu invasa da un Principe della dinastia de' Comneni; e per un singolare accordo di circostanze, il valore di Riccardo d'Inghilterra trasportò nella Casa di Lusignano questo reame, compenso ben abbondante della perduta Gerusalemme.
A. D. 1186
La ribellione de' Valacchi e de' Bulgari, quanto di ignominia alla monarchia, altrettanto di inquietudine portò alla capitale. Dopo la vittoria di Basilio II, questi popoli si erano serbati sommessi ai principi di Bisanzo, sommessione per vero dire che non recava ai vassalli grande molestia; ma niuno avea mai fatta la pruova di ridurre efficacemente sotto il giogo de' costumi e delle leggi quelle selvagge tribù. Per ordine di Isacco l'Angelo, vennero private del solo modo di sussistenza che avessero, delle loro greggie, che vennero adoperate alla pompa delle nozze dell'Imperatore. Indi il rifiuto di pareggiarli nello stipendio e nel grado agli altri soldati dell'Impero, gli animi di que' guerrieri indocili affatto irritò. Pietro e Asan, due possenti Capi della stirpe degli antichi Re[26], si eressero in difensori de' proprj diritti e della pubblica libertà: i fanatici, che ad essi prestarono l'uffizio di predicatori, bandirono alle genti che il glorioso S. Demetrio loro avvocato, avea sempre abbandonate le parti de' Greci: laonde la ribellione dalle sponde del Danubio ai monti della Tracia e della Macedonia si dilatò. Dopo alcuni sforzi inutili per sedarli, Isacco e il fratello d'Isacco riconobbero la loro independenza; perchè fin sulle prime, le truppe imperiali si scoraggiarono alla vista dei teschi e de' brani de' lor confratelli, lungo le gole del monte Emo dispersi. Il valore e la politica di Giovanni o Giovannizio, fondarono sopra salde basi il secondo regno de' Bulgari. Questo accorto Barbaro spedì un'ambasciata ad Innocenzo III, riconoscendosi per nascita e religione figlio di Roma[27], e supplicando umilmente il Pontefice a concedergli la facoltà di battere moneta, il titolo di Re, e un arcivescovo o Patriarca latino. Nel quale intento essendo egli riuscito, il Vaticano riportò il trionfo di una nuova conquista, che fu la prima origine dello scisma; poichè, se ai Greci fosse rimasta la loro preminenza sulla Chiesa di Bulgaria, alle pretensioni della sovranità avrebbero, senza dolersene, rinunziato.
A. D. 1195-1203
I Bulgari, odiando, come odiavano, l'Impero greco, doveano sopra ogni cosa pregare il Cielo che durasse il regno d'Isacco l'Angelo, divenuto il miglior mallevadore della loro prosperità o independenza. Nondimeno i Capi de' Bulgari nella cecità del loro astio avevano egualmente a vile e la nazione greca, e l'imperiale famiglia. «Non son nati in Grecia? diceva Asan ai propri soldati. Il clima, l'animo, l'educazione sono sempre i medesimi, e produrranno sempre i medesimi effetti. Vedete voi in cima alla mia lancia queste lunghe banderuole che ondeggiano a grado del vento; non differiscono che nel colore: composte di una seta stessa, lavorate dalle stesse mani, quelle che sono tinte in color di porpora non hanno maggior prezzo o valore dell'altre[28]». Il Regno di Isacco, vide sorgere e cadere molti pretendenti all'Impero: un generale che avea respinte le flotte dei Siciliani, dall'ingratitudine del Monarca venne trascinato alla ribellione, indi alla propria rovina: sommosse e segrete congiure, più d'una volta turbarono i sonni del principe voluttuoso. Per più riprese salvato o dal caso, o dalla sollecitudine de' suoi domestici, soggiacque finalmente alle trame d'un ambizioso fratello, che per guadagnarsi il possedimento precario di un vacillante trono, i sentimenti della fedeltà, della natura ed ogni riguardo d'affetto dimenticò[29]. Intantochè Isacco si diportava pressochè solo cacciando nelle ville della Tracia, Alessio, in mezzo al campo e fra gli applausi di tutto l'esercito, vestì la porpora; scelta che la capitale e il clero approvarono. Schifo per vanità del nome dei padri suoi, il nuovo Sovrano assunse il più pomposo della famiglia real de' Comneni. Non mi restano espressioni obbrobriose per contrassegnare Alessio dopo quelle che per dipingere Isacco adoprai: unicamente aggiugnerò che l'indegno usurpatore[30] durò otto anni sul trono, e ne dovette grazia ai meno effeminati vizj della sua moglie Eufrosina. Solo al vedersi inseguito, come un nemico, dalle infedeli sue guardie imperiali, del suo disastro avvidesi Isacco: e corse fuggendo, all'aspetto de' suoi persecutori, fino a Stagira in Macedonia, cammino di circa cinquanta miglia; ma abbandonato a sè stesso e privo di soccorsi l'infelice Isacco, non potè al suo destino sottrarsi. Arrestato, condotto a Costantinopoli, privato degli occhi, e confinato in una solitaria torre, solo pane ed acqua ivi furono il suo nudrimento. Nel tempo di tale catastrofe toccava soltanto il dodicesimo anno Alessio figlio d'Isacco, che crescea nella speranza di succedere al regno. La fanciullezza di lui trovò grazia presso il tiranno, che lo serbò, e nella pace, e nella guerra, a decorare la pompa del proprio corteggio. Essendo accampato in riva al mare l'esercito greco, una nave italiana favorì la fuga del giovine principe, che, sotto abito di marinaio, involatosi alle indagini de' nemici, passò l'Ellesponto, nè tardò a trovarsi, immune da pericolo, sulle coste della Sicilia. Dopo essersi indi condotto a salutare la dimora de' Santi Appostoli e ad implorare la protezione di Papa Innocenzo III, cedè Alessio agl'inviti della sua sorella, Irene moglie di Filippo di Svevia, Re de' Romani. Ma attraversando l'Italia, intese come il fiore de' cavalieri d'Occidente, nella città di Venezia assembrato, a veleggiare alla Terra Santa accigneasi: onde gli nacque in cuore un raggio di speranza, che l'armi invincibili de' Crociati tornassero il padre suo sul trono che gli era stato rapito.
A. D. 1198