[226.] Il delitto e la scomunica di Michele vengono raccontati con imparzialità da Pachimero (l. III, c. 10, 14, 19 ec.) e da Gregoras (l. IV, cap. 4). Essi dovettero la libertà alla confessione e alla penitenza del principe.

[227.] Pachimero da cui si ha il racconto dell'esilio di Arsenio (l. IV, c. 1-16) fu uno de' commissarj che lo visitarono nell'isola deserta ove fu confinato. Rimane tuttavia l'ultimo testamento dell'inflessibile Patriarca (Dupin, Bibl. ecclés., t. X, p. 95).

[228.] Pachimero (l. VII, c. 22) serba contegno di filosofo nel raccontare questa prova miracolosa, e cita com eguale disprezzo una trama degli Arseniani, che si adoprarono a nascondere una rivelazione entro il sepolcro di qualche antico Santo (l. VII, c. 13); ma fa poi ammenda di tale sua incredulità co' successivi racconti di una Immagine che piange, di un'altra che manda sangue (l. VII, c. 30), e della cura miracolosa di un uomo sordo e muto dalla nascita (lib. XI, cap. 32).

[229.] Pachimero ha sparsa per tutti i suoi tredici libri la storia degli Arseniani; ma ha lasciata la cura di narrare la loro riunione e il loro trionfo a Niceforo (l. VII, 9), che non sentiva pur essi nè amore, nè stima.

[230.] I sei primi de' tredici libri di Pachimero, e il quarto e quinto di Niceforo Gregoras, contengono il regno di Michele Paleologo, il quale morì quando Pachimero avea quarant'anni. In vece di dividere la Storia scritta dal medesimo in due parti, come ha fatto l'editore di essa, il padre Poussin, mi è piaciuto seguire il Ducange e il Cousin, che ridussero i tredici libri in una sola serie.

[231.] V. Ducange (Hist. C. P., l. V, c. 33, tolta dalle lettere di Urbano IV).

[232.] Attese le corrispondenze mercantili che passavano fra i Genovesi ed i Veneziani, i Greci chiamavano con insulto i Latini καπηλοι, βανανυσοι merciaiuoli e meccanici (Pachimero, l. V, c. 10). Gli uni sono eretici di nome, gli altri di fatto, come i Latini, dice il dotto Vecco (l. V, c. 12) che si convertì poco dopo (c. 15, 16), e fu fatto Patriarca (c. 24).

[233.] Abbiamo già detto di questa aggiunta. (Nota di N. N.)

[234.] In questo novero è da porsi lo stesso Pachimero il cui racconto compiuto ed imparziale occupa il quinto e sesto libro della sua Storia. Ciò non di meno egli non fa menzione del lionese Concilio, mostrandosi anzi persuaso che i Papi risedessero sempre a Roma, o nell'Italia.

[235.] V. gli Atti del Concilio di Lione dell'anno 1274, Fleury (Hist. eccles., t. XVIII, p. 181-199); Dupin (Biblioth. eccl. t. X, p. 135).