[246.] Fu ricordata per lungo tempo ai Francesi questa terribil lezione. «Se mi fanno montare la stizza, dicea Enrico IV, andrò a far colezione a Milano e a desinare a Napoli» — «Vostra maestà, rispondea l'Ambasciatore spagnuolo, potrebbe arrivare in Sicilia all'ora del Vespero».

[247.] Due Scrittori del paese raccontano le particolarità di questa sommossa e della vittoria che ne venne in appresso, Bartolommeo di Neocastro (nel Muratori, t. XIII), e Nicola Speciale (nel Muratori, t. X) l'uno contemporaneo, l'altro vissuto nel secolo successivo. Lo Speciale animato da patriottici sentimenti si sdegna del vocabolo ribelle, e nega esservi stata una precedente corrispondenza con Pietro d'Aragona (nullo communicato consilio), il quale si trovò a caso con una flotta e con un esercito alla costa dell'Affrica (lib. 1, c. 4-9).

[248.] Niceforo Gregoras (l. V, c. VI) ammira la saggezza della Providenza in questo mutuo equilibrio degli Stati e dei Principi. Per l'onore di Paleologo gli augurerei che tale osservazione fosse stata fatta da un Italiano.

[249.] V. la Cronaca del Villani, il volume undecimo degli Annali d'Italia del Muratori, e i lib. XX, XXI della Istoria civile del Giannone.

[250.] I più valorosi di questa truppa di Catalani e Spagnuoli erano conosciuti dai Greci sotto il nome di Almugavares, nome che si davano da sè medesimi. Il Moncada li fa discender dai Goti, Pachimero (l. XI, c. 22) dagli Arabi. A malgrado di vanità nazionale e religiosa, credo che il secondo abbia ragione.

[251.] Per formarsi meglio un'idea sulla popolazione di queste città, si osservi che Tralle riedificata sotto il precedente regno, poi devastata dai Turchi, contenea trentaseimila abitanti. Pachimero (l. VI, c. 20, 21).

[252.] Ho raccolte queste particolarità da Pachimero (l. XI, c. 21, l. XII, c. 4, 5-8-14-19), il quale ne dà a conoscere le alterazioni che a mano a mano la moneta d'oro sofferse. Anche nei dì più felici del regno di Giovanni Duca Vatace, i bisantini conteneano una meta d'oro, e l'altra metà di lega. Michele Paleologo, costretto dalla povertà, fabbricò nuove monete, nelle quali entravano nove parti o caratti d'oro e quindici di rame. Dopo la morte di questo, il titolo si alzò a dieci caratti, fintantochè, cresciute oltre modo le pubbliche sciagure, venne ridotto a metà. Il principe ne ebbe un istantaneo sollievo, ma passeggiero sollievo che irreparabilmente distrusse il commercio e il credito della nazione. In Francia il titolo è di ventidue caratti, e di una dodicesima parte di lega; più alto ancora è il titolo d'Inghilterra, e d'Olanda.

[253.] Pachimero, ne' suoi libri XI, XII, XIII, fa un minutissimo racconto della guerra de' Catalani insino all'anno 1308; Niceforo, diffondendosi meno, la descrive più compiutamente (l. VII, 3-6). Il Ducange che riguarda questi venturieri come francesi, ne ha seguiti i passi colla esattezza ad esso connaturale (Hist. C. P. l. VI, c. 22-46): cita una Storia d'Aragona che ho letta con piacere, e che gli Spagnuoli esaltano siccome un modello di componimento e di stile (Expedicion de los Catalanos y Aragones contra los Turcos y Griegos; Barcellona 1623 in 4; Madrid 1777, in 8.). Don Francisco de Moncada, conte di Ossona, avrà imitato Cesare o Sallustio, avrà tradotti i contemporanei greci, o italiani; ma egli non addita mai le sue autorità, nè trovo veruna testimonianza nazionale che confermi le imprese de' suoi compatriotti.

[254.] V. la Storia del laborioso Ducange, e l'accurata tabella delle dinastie francesi; ove trovansi raccolti i trentacinque passi della stessa Storia che citano i Duchi d'Atene.

[255.] Il Villehardouin in due luoghi, fa menzione onorevole di Ottone De la Roche (n. 151-235), e nel primo d'essi il Ducange aggiugne tutto quanto si è potuto sapere intorno alla persona e alla famiglia di questo Duca d'Atene.