[256.] Da questi Principi latini del secolo XIV il Boccaccio, il Chaucer, il Shakespeare, hanno tolto il loro Teseo, Duca di Atene. Un secolo ignorante attribuisce ai tempi i più remoti la propria lingua e i proprj costumi.
[257.] Non in diversa guisa Costantino ha dato un Re alla Sicilia, alla Russia un magnus dapifer dell'Impero, a Tebe il primicerius. Il Ducange (ad Niceph. Gregor., l. VII, c. 5) parla di queste assurde favole col disprezzo che ad esse è dovuto. I Latini chiamavano per corruzione il signor di Tebe Megas Kurios, o Gran Sire.
[258.] Quodam miraculo, dice Alberico. Fu forse per merito di Michele il Coniate, Arcivescovo, che avea difesa Atene contro il tiranno Leone Sguro (Niceta, in Balduino). Michele era fratello dello storico Niceta, e il suo elogio di Atene conservasi ancor manoscritto nella Biblioteca Bodleana (Fabr., Bibl. graec. t. VI, p. 405).
[259.] Questi cenni intorno alla moderna Atene sono tolti dallo Spon (Viaggio in Grecia, t. II, p. 79-190), dal Wheeler (Viaggio in Grecia, p. 337-414), dallo Stuart (Antichità d'Atene, passim), dal Chandler (Viaggio in Grecia, p. 23-172). Il primo di questi viaggiatori visitò la Grecia nell'anno 1676, il secondo nel 1765; e il volgere di più d'un secolo non avea su questo tranquillo teatro operato alcun cambiamento.
[260.] Gli Antichi, o almeno gli Ateniesi credevano che tutte le Api del Mondo venissero dal monte Imeto, e che il mangiar mele e il fregarsi d'olio erano cose bastanti a conservar la salute e a prolungare la vita (Geoponica, l. XV, c. 7, p. 1089-1094, edizione di Niclas).
[261.] Il Ducange (Gloss. graec. praef. pag. VIII) cita per suo testo Teodosio Zigomalas, moderno gramatico. Nondimeno lo Spon (t. II, p. 194) e il Wheeler (p. 355), che possono aversi per giudici competenti, portano sul dialetto dell'Attica un'opinione più favorevole.
[262.] Non possiamo per altro tacciarli di avere corrotto il nome di Atene, che chiamano anche Atini. Dalle voci εις της Αθηνην, noi abbiamo formata la barbara denominazione Setine.
[263.] Andronico che ha pronunziate tante invettive contro la parzialità degli Storici (Niceforo Gregoras, l. 1, c. 1), preparò egli medesimo le nostre scuse se or ci prendiamo qualche libertà nel parlare di lui: gli è però vero che le censure del greco Principe andavano a ferire la calunnia, anzichè l'adulazione.
[264.] Il timore dell'inferno, vale a dire di un luogo di castigo per le colpe, deve essere in ognuno, ed era anche in Andronico. (Nota di N. N.)
[265.] Circa l'anatema trovato nel nido de' colombi V. Pachimero (l. IX, cap. 24). Questo scrittore racconta tutta la storia di Atanasio (l. VIII, c. 13-16-20-24; l. X, c. 27-29-31-36; l. XI, c. 1-3-5, 6; l. XIII; c. 8-10-20-35), e ove Pachimero finisce, continua Niceforo Gregoras (l. VI, 5-7; l. VII, c. 1-9), che comprende nel suo racconto la seconda ritirata di questo nuovo Grisostomo.