[586.] Il Boccaccio si permette una onesta vanità: Ostentationis causa graeca carmina adscripsi..... jure utor meo; meum est hoc decus, mea gloria scilicet inter Etruscos graecis uti carminibus. Nonne ego fui qui Leontium Pilatum, etc. (De genealog. Deorum, l. XV, c. 7). Quest'Opera, dimenticata oggi giorno, ebbe tredici, o quattordici edizioni.
[587.] Leone, o Leonzio Pilato, è abbastanza conosciuto, da quanto ne dicono il Dottore Hody (p. 2-11) e l'Abate di Sades (Vie de Petrarque, t. III, pag. 625-634-670-673). L'Abate di Sades con molta abilità imita lo stile drammatico e animato del suo originale.
[588.] Il Dottore Hody (p. 54) biasima acremente Leonardo Aretino, il Guerini, Paolo Giovio, ed altri, per avere affermato che le lettere greche erano state restaurate in Italia, post septingentos annos, come se, dic'egli, fossero state in fiore fino alla fine del settimo secolo. Forse cotesti Scrittori appoggiavano i loro computi alla fine dell'Esarcato, perchè la presenza de' militari e de' magistrati greci in Ravenna dovea in qualche modo avervi conservato l'uso della lingua che si parlava in Bisanzo.
[589.] V. l'articolo di Manuele, o Emmanuele Crisoloras, in Hody (p. 12-54) e Tiraboschi (t. VII, pag. 113-118). La vera data dell'arrivo di questo dotto in Italia, si contiene fra il 1390 e il 1400, nè ha d'altra epoca sicura che il regno di Bonifazio IX.
[590.] Cinque o sei cittadini nativi di Arezzo, hanno preso successivamente il nome di Aretino; il più celebre e il men degno di esserlo, visse nel secolo XVI. Leonardo Bruni l'Aretino, discepolo di Crisoloras, fu dotto nelle lingue, oratore, storico, segretario di quattro Pontefici e cancelliere della Repubblica di Firenze, ove morì nel 1444, in età di settantacinque anni (Fabr., Bibl. medii aevi, t. I, pag. 190 ec.; Tiraboschi, t. VII, p. 33-38).
[591.] V. questo passo nell'Aretino. In Commentario rerum suo tempore in Italia gestarum, apud Hodium, p. 28-30.
[592.] Il Petrarca, che amava questo giovinetto, si dolea sovente di scorgere nel suo discepolo una impaziente curiosità, una indocile irrequietezza, e un'inclinazione all'orgoglio, che però ne annunciavano il genio e i futuri pregi (Mém. sur le Pétrarque, t. III, p. 700-709).
[593.] Hinc graecae latinaeque scholae exortae sunt, Guarino Philelpho, Leonardo Aretino, Caroloque, ac plerisque aliis tamquam ex equo Trojano prodeuntibus, quorum emulatione multa ingenia deinceps ad laudem excitata sunt (Platina in Bonifacio IX). Un altro Autore italiano aggiunge i nomi di Paulus Petrus Vergerius, Omnibonus Vincentius, Poggius, Franciscus Barbarus, etc. Ma dubito se un'esatta cronologia concederebbe a Crisoloras l'onore di avere formati tutti questi dotti discepoli (Hody, p. 25-27, ec.).
[594.] V. in Hody l'articolo di Bessarione (pag. 136-177), Teodoro Gaza, Giorgio da Trebisonda, e gli altri Maestri greci da me nominati, od omessi, si vedono citati ne' diversi capitoli di questo dotto Scrittore. V. anche Tiraboschi nella I e II parte del suo sesto tomo.
[595.] I Cardinali picchiarono alla porta di Bessarione, ma il suo conclavista ricusò di aprire per non distoglierlo da' suoi studj. «Ah! Nicolò, diss'egli, poichè lo seppe, il tuo rispetto mi ha fatto perdere la tiara, e a te un cappello di Cardinale».