[596.] Eran fra questi Giorgio da Trebisonda, Teodoro Gaza, Argiropolo e Andronico da Tessalonica, Filelfo, Poggio, Biondi, Nicolai, Perotti, Valla, Campano, Platina ec. Viri (dice Hody, collo zelo di uno scolaro) nullo oevo perituri (p. 137).
[597.] Giovanni Lascaris era nato prima della presa di Costantinopoli, e continuò i suoi studj fino al 1535. I più chiari protettori di lui furono Leone X e Francesco I, sotto gli auspizj de' quali fondò i Collegi greci di Roma e di Parigi (Hody, p. 247-275). Egli lasciò figli in Francia; ma i Conti di Ventimiglia, e le numerose famiglie che ne derivano, non hanno altro diritto a questo cognome, fuor d'un dubbioso contratto di nozze colla figlia dell'Imperatore greco nel secolo decimoterzo (Ducange, Fam. byzant., p. 224-230).
[598.] Francesco Florido ha conservati e confutati due epigrammi contro Virgilio, e tre contro Cicerone, chiamando l'autor di essi Graeculus ineptus et impudens (Hody, p. 274). Abbiamo avuto ai nostri giorni un Critico inglese, Geremia Markland, che ha trovata nell'Eneide multa languida, nugatoria, spiritu et majestate carminis heroici defecta, e molti versi ch'egli avrebbe arrossito di confessare per suoi (Praefat. ad Statii Sylvas, p. 21, 22).
[599.] Emmanuele Crisoloras e i suoi colleghi sono stati accusati d'ignoranza, d'invidia e d'avarizia (Sylloge, ec., t. II, p. 235). I Greci moderni pronunciano il β come il v consonante, e confondono le tre vocali η ι υ e molti dittonghi. Tale era la pronunzia comune, che il severo Gardiner, mettendo leggi penali, mantenne nell'Università di Cambridge; ma il monosillabo βη, ad orecchio attico, ricordava il belar di un agnello, e un agnello sarebbe stato senza dubbio miglior personaggio di riscontro che un Vescovo o un Cancelliere. I Trattati dei dotti che corressero la pronunzia, e particolarmente di Erasmo, si troveranno nella Sylloge di Havercamp (due volumi in 8., Lugd. Bat., 1736-1740). Ma è cosa difficile additar suoni per via di parole, e la pratica delle lingue viventi ci fa conoscere che la pronunzia delle lingue non può essere data ad intendere che col fatto e dai nativi che parlano bene le medesime. Osserverò qui che Erasmo ha approvata la nostra pronuncia del θ, th (Erasmo, t. II, p. 130).
[600.] Giorgio Gemisto Pleto, autore di voluminose opere sopra diversi argomenti, fu maestro di Bessarione e di tutti i Platonici del suo secolo. Invecchiando, visitò l'Italia, ma tornò presto a terminare il corso di sua vita nel Peloponneso. V. una singolare diatriba di Leone Allazio de Georgiis, in Fabrizio (Bibl. graec., t. X, p. 739-756).
[601.] Il Boivin (Mém. de l'Acad. des Inscript., tom. II, p. 715-729) e il Tiraboschi (t. VI, part. I, p. 259, 288) hanno descritto con chiarezza lo stato della filosofia platonica nell'Italia.
[602.] V. la vita di Nicolò V composta da due autori contemporanei, Gianotto Manetto (t. III, parte II, pag. 905-962) e Vespasiano da Firenze (t. XXV, p. 267-290), nella Raccolta del Muratori. Si consulti anche il Tiraboschi (t. VI, p. 1-46, 52-109) e Hody agli articoli, Teodoro Gaza, Giorgio da Trebisonda ec.
[603.] Il lord Bolingbroke osserva con eguale spirito e aggiustatezza che i Pontefici in ordine a ciò mostrarono minore politica del Muftì, rompendo eglino stessi il talismano che tenea da sì lungo tempo soggetto il Mondo (Lettere sullo studio della Storia, l. VI, p. 165, 166, ediz. in 8., 1779)[604].
[604.] V. la Nota di N. N. nella seguente pagina.
[605.] Fu grande, a dir vero, il merito di Nicolò V; e le Opere de' classici Greci, ch'egli procacciò con tante spese, e con tante cure alle nazioni, allora ignorantissime d'Europa, furono per il fatto il fondamento, ed il motivo dei progressi delle nostre cognizioni nella Storia antica; ed erano esse grandemente da preferirsi ai settantaquattro canoni detti Arabici, scritti e falsamente attribuiti, quasi ducento anni dopo, al Concilio generale di Nicea, onde renderli autorevoli; agli otto libri delle Costituzioni, e dei canoni falsamente attribuiti agli Appostoli per la medesima ragione; alle false decretali del Vescovo Isidoro, delle quali detto abbiamo in altra nota nel Tomo IX, p. 307, ed a varie altre leggende di simil conio, spacciate col favore della generale e profonda ignoranza, ed estrema credulità, e che conservavansi manoscritte, prima che vi fosse l'arte della stampa, negli Archivj della Chiesa romana con grande gelosia, e che oggidì sono inserite e stampate anche nel Labbe, Collectio Magna Conciliorum, con le dovute annotazioni d'uomini dottissimi e cattolici, dimostranti la nessuna loro autenticità, siccome fece pure il Fleury nella sua Storia ecclesiastica, ed altri uomini sapienti e cattolici. Per altro se conservavansi nel Vaticano questi scritti, che la buona critica che dopo venne discoprì apocrifi, ve ne erano altresì un grande numero d'autentici pure, intorno le materie della religione. (Nota di N. N.)