[195.] Oltre allo Storico e al Poeta da me citati, anche il Biografo di Adriano IV racconta gli ultimi fatti di Arnaldo (Muratori, Script. rer. ital., t. III, part. I, p. 441, 442).

[196.] V. Ducange (Gloss. latin, med. et infim. aetat. Il Decarchones, t. II, p. 726) riferisce, seguendo il Biondi, il seguente passo (Decad. II, l. 2): Duo consules ex nobilitate quotannis fiebant, qui ad vetustum consulum exemplar, summae rerum praeessent; e il Sigonio (De regno Italiae, l. VI, opp. t. II, p. 400) parla de' Consoli e de' Tribuni del decimo secolo. Il Biondi ed anche il Sigonio si sono troppo attenuti al metodo classico di supplire colla ragione e coll'immaginazione alla mancanza di monumenti.

[197.] Nel Panegirico di Berengario (Muratori, Script. rer. ital., t. II, part. I, p. 408) parlasi di un Romano consulis natus, nel principio del decimo secolo. Il Muratori (Dissert. 5) ha trovato negli anni 952, 956 un Gratianus in Dei nomine consul et dux, e un Georgius consul et dux; nel 1015, Romano, fratello di Gregorio VIII, si intitolava superbamente, ma in un modo alquanto vago, Consul et Dux et omnium Romanorum Senator.

[198.] Gl'Imperatori greci, fino al secolo decimo, hanno usato coi Duchi di Venezia, di Napoli, d'Amalfi, ec., del titolo di υπατος o console (Vedi Chron. Sagornini in diversi luoghi), e i successori di Carlomagno non rinunziarono ad alcune delle loro prerogative. Ma in generale, i nomi di Console e di Senatore che si usarono altra volta presso i Francesi e gli Alemanni, non vogliono dir altro che Conte, o Signore (Seigneur; Ducange, Gloss.). Gli Scrittori monastici cedono di frequente all'ambizione di mettere in uso belle espressioni classiche.

[199.] La forma più costituzionale è quella che trovasi in un Diploma di Ottone (A. D. 998): Consulibus Senatus populique romani; ma verisimilmente è apocrifo un tale atto. Lo Storico Dithmar (Muratori, Dissert. 25) narrando la coronazione di Enrico I, accaduta nel 1014, lo rappresenta: A senatoribus duodecim Vallatum quorum sex rasi barba, alii prolixa, mystice incedebant cum baculis. Il Panegirico di Berengario fa menzione del Senato (p. 406).

[200.] Nell'antica Roma, l'Ordine equestre, soltanto sotto il consolato di Cicerone, che si dà merito dell'instituzione di quest'Ordine, divenne un terzo ramo della repubblica, prima composta unicamente del Senato e del popolo. (Plinio, Hist. nat. XXXIII, 3; Beaufort, Republ. rom., t. I, p. 144-155).

[201.] Il Gunther descrive ancora il sistema democratico immaginato da Arnaldo di Brescia:

Quin etiam titulos urbis renovare vetustos;

Nomini plebeio secernere nomen equestre,

Jura tribunorum, sanctum reparare senatum,