DIALOGO II.
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DA Nino Bixio convitato ad un desinare di bordo sul Maddaloni, ebbi la lieta ventura di abbattermi con Francesco Buzzoni che ne fu il capitano, col dott. Mariano Saluzzo, con Emilio Schiaffino, il vecchio lupo di mare, e con Agostino Tortello, colui, cioè, che in quattro anni e mezzo di navigazione percorse 87,370 miglia marittime, e perciò 29,530 più di Magellano; tagliò ben otto volte l’equatore con una goletta, la Sofia, di non più che centoventi tonnellate e coll’equipaggio di soli cinque uomini; degno di andar di conserva coi più ardimentosi nocchieri. Evidentemente volle il Bixio raccolti al suo desco quegli uomini espertissimi nelle cose marinaresche per sentirne i consigli, specie per quanto riguarda il linguaggio navale, ch’egli in un collo Schiaffino avea preso a caldeggiare con quella tenacità di propositi, ch’era propria della sua indole. Però durante la mensa non si fe’ cenno di ciò; i ragionari furono di molti e diversi: squisita l’imbandigione in ispecie per vini di varie ragioni; la gioia e l’ilarità regnava in noi tutti. Il convito già volgeva al suo fine, quando levatosi in piè Agostino Tortello:
—Io v’invito, disse, o Signori, ad un brindisi al Maddaloni ed al suo valente armatore, augurando possa egli trovare nelle Indie orientali ben più oneste accoglienze di quelle che v’ebbe altra volta.—
Un solo e prolungato evviva scoppiò dal labbro de’ commensali. Senonchè le ultime parole del Tortello aveano desta in noi tutti la curiosità di conoscere quai venture incolsero al Bixio nel suo primo viaggio in quelle remote contrade. Ond’è che pressato da tutti noi, cominciò il suo racconto in tal guisa.
Nino Bixio.—Nel 1846 io lasciai il naviglio di guerra, e insieme con due miei fidatissimi amici, il Tini e il Parodi, feci disegno di imbarcarmi con essi loro per il Rio della Plata. Sorgeva allora a ruote nel porto sur un’àncora di leva un legno americano diretto a caricar pepe in Sumatra, e in difetto di meglio salpammo su quello in qualità di marinai. Non l’avessi mai fatto! Il capitano, per quanto onesto e abilissimo, apparteneva alla setta dei quaqueri; quindi a bordo letture di Bibbia, sermoni, preghiere, digiuni e una austerità di contegno e di modi, qual maggiore non avremmo trovata in un chiostro di certosini. A noi baldi di giovinezza e di brio, ed anche un po’ scappati, se vuolsi, quella vita di santimonie e di ferrea disciplina piacea come il fumo negli occhi; io m’ero sciolto dalla milizia per desiderio di più libera vita, ed eccomi dalla padella cascar nella brace. Voi conoscete l’adagio de’ marinai genovesi: