N. B.—La pittura che tu fai delle scuole nautiche è fosca pur troppo, ma vera. La loro riformazione sarà adunque il terzo espediente cui dovremo appigliarci per mandare ad effetto il nostro disegno. Ma tu accennavi anche ad un’altra questione ...
A.—Io dissi eziandio che urge porre una diga alla infestazione straniera, che minaccia offuscare la purità del linguaggio navale. A tal uopo tornerebbe assai profittevole una serie di trattatelli e di letture, che pel loro tenuissimo prezzo potessero correre per le mani della gente di mare.
N. B.—Vi fu, se non erro, chi parecchi anni addietro pose a concorso un’opera di tal fatta, col titolo—Il Libro del Marinaio italiano—Quel concetto s’ebbe lodi e plausi non pochi: ma i casi della mia vita non mi concessero di conoscere qual ne fosse l’effetto[22].
A.—Quello che poteva allora aspettarsi da una nazione, in cui per lunga consuetudine le scienze marittime erano assai trascurate e la lingua marinaresca avuta in dileggio. Del resto la lega fra la gente di mare, l’azione governativa, la riformazione delle scuole nautiche, la diffusione di libri popolari: ecco i mezzi efficaci per riporre in trono una lingua, che fra tutte le lingue tecniche tiene a ragione il primato, come ricchissima ch’ella è e poetica al sommo. Rozzi se vuolsi, talora i marinai, non rozza la lingua loro, ma splendida di bellezze, di immagini figurate, di mille partiti insomma, come quella ch’è il complesso delle diverse scienze costituenti l’arte del navigare. I nostri classici riboccano d’allusioni marinaresche, le arti, le industrie e tutte le discipline s’avvantaggiano di questa lingua, che meravigliosamente si presta ad arricchire la lingua comune d’una folla di metafore, di proverbi e di modi smaglianti di vita e di brio. Essa infatti comprende tutti i vocaboli che si riferiscono ai fenomeni del mare, dei venti, ai materiali di bordo, alla navigazione, alle manovre, alla nave, in cui dall’albero in giù tutto è tropi e traslati....
N. B.—Piglia un po’ fiato, piglia: o per dirla alla marinaresca, gitta omai l’àncora, che altrimenti ci farai perdere la tramontana. Nel tuo inno alla parlata di bordo, toccasti eziandio de’ proverbi....
A.—N’è infatti ricchissima, come eziandio di sentenze e modi proverbiali, i più leggiadri ch’io mi conosca.
N. B.—Ecco, amici, un tema bellissimo e nuovo per chiudere questa lieta giornata. Marinai, quali siamo, non ci fallirà la materia, e poi l’un proverbio tirerà l’altro, come le ciliegie.
A.—Accetto la tua proposta; io m’atterrò alla parte che ragguarda i modi proverbiali, poichè quanto ai veri proverbi di mare....
E. S.—Oh! questo poi è affar mio. Non sia mai detto che io abbia per quaranta anni scopato l’oceano, senza avermene fatto una buona satolla.