—So difendermi da me.

—Si vede—soggiunse lo zio, sorridendo amaramente—Questa donna ti ha accecato.

—Ebbene, che giova dissimulare? prese a dire colla testa alta il giovine e in tono imperioso di spavalderia.—L'amo e mi ama: è la cosa più semplice del mondo.

—È la più indegna di te—fu pronto a soggiungere lo zio con una intonazione austera che Ezio non si aspettava di sentire da quell'uomo blando, vestito di cerimonie. Massimo Bagliani era di quegli uomini timidi, che nel fitto d'una mischia si fanno avanti per i primi.

—Ora hai detta una brutta parola, amico mio—disse lentamente Ezio, impallidendo un poco.

—Ebbene la ripeto:—la più indegna di te.

—Sei stato giovine, tu?—

—Io?—e il dabben uomo non seppe nascondere un'emozione che gl'imporporò la testa.—Credo di essere stato giovine in un tempo, quando l'essere giovani voleva dire qualche cosa di più che il far correre una barca. E sarei anche morto volentieri ai miei ventiquattr'anni, se mi fosse toccata una palla nello stomaco. Tu faresti lo stesso, son certo, se i tempi avessero bisogno del tuo sangue: è dunque inutile che tu mi tiri il discorso su queste sciocchezze.

Ezio arrossì lui questa volta.

Seguì un momento in silenzio penoso per tutt'e due le parti. Il giovine Bagliani pareva irrigidito in un senso di cupo dispetto, e mentre il signor commendatore non cessava di pulirsi nervosamente col tovagliolo i baffi e la bocca, il nipote faceva saltellare la lama del coltello sull'orlo del piatto.