—Ci ho già pensato. Prenderò questo battello che sta per arrivare e andrò a far colazione a Bellagio, dove resterò a vostra disposizione. Ella intanto, commendatore, mi renderà un primo favore, se dirà a mio nome a quella signora che vada direttamente a Milano con suo padre in attesa de' miei ordini. Non bisogna dar spettacolo di sè alla gente: e, ripeto, più presto che si può, nel miglior modo che si può.
Quando il battello ebbe gettate le corde, il barone, stringendo la mano del commendatore, gli disse con sorridente tristezza:
Scusate, cari amici: sono piccole avventure di viaggio.
—Sul ponte s'incontrò di nuovo nel vecchio esotico e nella bella giovine vestita di chiaro, che lo carezzava dolcemente cogli occhi; ma Hospenthal aveva l'itterizia ne' suoi.
Ezio intanto era corso in cerca del Bersi e insieme mandarono un telegramma ad Andreino Lulli.
Poichè si era venuti ai ferri corti voleva amici fidati, discreti, gentiluomini provati, che non gli lasciassero fare una cattiva figura.
XVI.
Il duello.
Il temporale rumoreggiava da una mezz'ora nelle alte valli, quando, cessato un poco il vento che faceva stridere le frasche, cominciò a cadere nella chiusa oscurità della notte un'acqua torbida e grossa, che riempì ben presto i solchi, i viottoli, le incavature del monte e prese a correre e a inondare le strade più basse. Ogni qual tratto un lampo vermiglio s'accendeva nelle lontane regioni del cielo e faceva passare un guizzo, come un'idea luminosa, nell'anima oscura della notte; e a quel bagliore uscivano per un istante le creste, le rive, le case, il fondo livido del lago; poi l'oscurità ripiombava in una nerezza più fitta, più chiusa, più profonda in cui il tuono non cessava mai dal brontolare. Era però un temporale più rumoroso che cattivo, che nelle stesse sue furie faceva sentire, come, una volta sfogati i risentimenti d'una giornata calda ed afosa, avrebbe lasciato il tempo più bello di prima. I lavoratori dei campi, che vedevano la terra farsi già dura e spaccarsi in screpolature aride e sitibonde, sentivano con piacere stramazzare questo stroscio refrigerante di pioggia sopra i campi e sopra gli orti, saltare e gorgogliare nei canali e sui tetti delle case, ristorare le fatiche di tutti, come se in ogni goccia di quel diluvio scendesse dal cielo in terra una piccola benedizione; e allentando i corpi nei loro giacigli, dopo aver alzato un poco la testa per ascoltare se in mezzo all'acqua non saltasse qualche cosa di cattivo, cedevano più dolcemente al sonno.
La furia della pioggia non era ancora cessata, quando il Cresti, che girava per la sua casa ad assicurare usci e finestre, credette di sentir sonare il campanello del cancelletto di strada.