—No, torno subito, mentre son già bagnato, a pigliare il resto.
—Buona notte, povero Amedeo.—E lottando di nuovo contro il vento, che cominciava a pulir qualche stella e che minacciava di portar lui e l'ombrello nelle nuvole, il Cresti, risalì a saltucci il viale e, grondante come un pesce venne a cercar rifugio sotto l'atrio. Che fare di quella lettera molle anch'essa come una pezza? Massimo s'era già chiuso in camera da un'ora e cullato dal rumore della pioggia, che persuade il sonno, dormiva così placidamente ch'era peccato guastargli la notte per i capricci d'un moscardino che andava a battersi per chi? per la donna d'un altro: vergogna! e questo dopo le belle amabilità che il caro nipote aveva risposto al caro zio in un colloquio quasi degno di storia. Il povero Massimo, dopo quel malaugurato incontro con Ezio a Tremezzo, non aveva mangiato per tre dì, come se le amabilità del caro nipote degno figlio d'un uomo duro ed egoista gli fossero rimaste sullo stomaco. E se ora il signor Ezio Bagliani affogava, che cosa voleva da loro? che corressero con quel tempo in piena notte a gettargli una corda per trarlo a riva? Era meglio lasciarlo dormire l'amato zio e aspettare la luce del dì. Il Cresti pensava giusto. Zio e nipote non si eran più visti, nè Massimo si sentiva disposto a correre in cerca d'un giovinotto, anzi d'un ragazzaccio, che l'aveva stupidamente, bambinescamente oltraggiato nei suoi più nobili pensieri. Per non correre il pericolo d'imbattersi in lui e per non aver l'aria di mendicare un'ospitalità ch'egli non voleva più accettare, non si era lasciato più vedere a Villa Serena, tanto che laggiù non sapevano che cosa pensare. Cioè, donna Vincenzina, temendo di aver mancato in qualche cosa, in pena per sè e per lui, non osando mandare a chiedere al Pioppino, fece domandare al Castelletto se sapevano qualche notizia: e quando tornarono a dire che stavano tutti bene sentì crescere la sua tristezza. Si domandava se per caso ella non si fosse mostrata troppo poco indulgente con un vecchio amico e nello stesso tempo cominciò a dubitare d'essere stata troppo indulgente fino al punto di mettere il vecchio amico in qualche perplessità: nè ora avrebbe voluto mostrar di desiderarlo troppo e nemmeno rattristarlo con un atto di fredda trascuranza. Per quanto antica sia questa giurisprudenza dell'amore, che si sappia, non pare ancora compilato un prontuario che risponda a tutti i casi: e per quanto uno vada col piede di piombo, arrischia sempre di dare un cattivo consiglio, specialmente a sè stesso.
Prima che il sole dipingesse in rosa le cime biancheggianti delle montagne, che l'uragano della notte lasciava spruzzate di neve, il Cresti ricevette un altro biglietto di Erminio Bersi, che gli scriveva:
«Ezio e il barone si batteranno domani alla pistola—il biglietto era stato scritto la sera prima—a condizioni piuttosto gravi che non fu possibile evitare. Per vostra norma l'indirizzo è Lugano per Villa Elvetica. Manderò subito un telegramma al Pioppino se sarà necessario.»
—Cioè, se occorrerà di aggiustare una testa rotta commentò —acerbamente il Cresti, che per regola generale non sentiva mai una —grande compassione per chi va a cercare i suoi guai col lanternino —come si cercano le lumache. In questo caso particolare poi, in cui —era in giuoco la riputazione d'un pericoloso rivale, non sarebbe —stato uomo, se non avesse sfruttato a suo vantaggio la cavalleresca —avventura. Se un rimasuglio di rimpianto restava ancora nel cuore di —Flora, questo duello veniva opportuno a dimostrare che i tempi della —cavalleria nobile e generosa sono scomparsi da un pezzo. I giovani —campioni si battono ancora qualche volta per le belle, ma lo fanno —per necessità; per esempio, per non lasciarsi infilzare dai mariti —gelosi. E in quanto alle belle Angeliche di questi nuovi paladini —potrebbero essere anche loro balie. Che ne sanno dell'ideale questi —gaudenti giovinotti? (continuava nel suo umor sarcastico il —misantropo del Pioppino). Se non possono aver l'amore a buon —mercato, c'è sempre un buon amico che fa le spese. Così godono e —invecchiano questi furbi: e quando gli acciacchi cominciano a farsi —sentire, prima che la macchina irrugginisca del tutto, procurano di —rifarsi una seconda giovinezza legale, collo sposare qualche ingenua —ragazza provinciale, che insieme all'ignoranza dell'anima porti in —dote un sacco di denari. L'idealismo è poco, ma il ragioniere di —casa trova che l'operazione accomoda meravigliosamente le partite —sconnesse, rimette in equilibrio il bilancio domestico e augura al —suo padrone un erede che gli somigli.
Ecco la vera poesia pratica della vita, che non ha nulla a che fare con quella vaporosa poesia del cuore che fa sognare le ragazze belle e povere, che hanno la testa piena di letture, le dita piene di musica e lo spirito pieno di coraggio.
Il buon Cresti metteva in questi suoi segreti brontolamenti un sentimento alquanto involuto in cui lottavano confusamente mescolati e il piacer d'aver avuto ragione e il rancore contro gli avventurieri della felicità e dell'amore, che guastano il cuore delle ragazze. Vecchio idealista non avvizzito del tutto nel suo bozzolo, anzi presso a mettere le ali d'una nuova speranza, si avviava a riconoscere che una certa legge di equilibrio c'è nel mondo, la quale somiglia e rasenta qualche volta la giustizia.
Prima di entrare a discorrere con Massimo mandò un ragazzo con un biglietto a Regina per sapere da lei se la notizia del duello era già arrivata al Castelletto. La pregava di far in modo che le signore non sapessero nulla, se si era ancora in tempo a nascondere la verità: più tardi sarebbe venuto lui. Verso le sette bussò alla camera di Massimo.
Questi era ancora a letto, immerso nella descrizione della battaglia di Waterloo, nella tiepida tranquillità delle coltri, che abbracciavano dolcemente la sua pigrizia; e quando vide entrare l'amico, capì che un pensiero doloroso gli attraversava la fronte.
—To', leggi e vedi quel che significa essere giovani senza giudìzio.
È il tuo amabile nipote che scrive.