Non conosceva le condizioni del duello: ma un duello alla pistola è sempre una partita seria. E c'era di mezzo una donna, la più irragionevole delle ragioni, ma la più difficile a confutare. Se i padrini non avevano potuto far accettare altre armi, era segno che gli animi erano troppo eccitati da una parte e dall'altra. Povero Ezio! già dalle sue parole spirava quel cattivo presentimento che galoppa sempre una mezza giornata davanti al cattivo destino.

Massimo pensava anche a donna Vincenzina, che doveva, poveretta, provare anche questa. Quasi restava incerto fra i due partiti, se era meglio correr dietro al giovine o rimanere presso la madrina: se andar lui e far restar Cresti: se partir subito o aspettare prima il telegramma.

In queste esitanze, l'uomo di sua natura già troppo meticoloso, restava immobile colla roba in mano, nel mezzo della camera, cogli orecchi aperti a tutti i rumori della casa, pronto a trasalire ad ogni colpo di campanello, imbarazzato a compiere quel solito cerimoniale del vestirsi, che turba le donne che hanno pochi pensieri e gli uomini che ne hanno troppi.

Il Cresti arrivò a Cadenabbia sul punto stesso che il fattorino usciva dalla Posta con un telegramma per lui.

—Date qua—disse, strappando quasi di mano all'uomo il foglietto. E tornò su' suoi passi, senza leggere. Invece di svoltare sulla strada ripida del Pioppino, tirò diritto coll'idea sottintesa di portare la notizia al Castelletto. Ma quale notizia? l'aveva in pugno e non osava guardare. E non osava, per paura che fosse troppo paurosa, mentre non osava augurarla nemmeno troppo lieta. Come potesse essere o troppo brutta o troppo bella questa notizia, non avrebbe saputo dire, perchè quando sono in zuffa interessi contrarii, non convien mai aver idee troppo chiare.—Si vede che il duello ha avuto luogo nelle primo ore. Bersi ha telegrafato subito e così potremo risparmiare una corsa inutile con questo caldo.

E mentre, seguendo la spinta d'un primo pensiero buono e generoso, correva verso il Castelletto, un secondo pensiero sbucando come un cane, che da una siepe esce contro un altro, lo arrestò di botto coi piedi nella polvere.

—Ma se egli è sano, salvo e glorioso, non c'è ragione che tu vada a raccontare a queste donne il nuovo trionfo di don Chisciotte. Le donne s'esaltano all'idea delle audaci imprese e c'è a scommettere che, circonfuso dell'aureola del pericolo corso, il signor Ezio abbia a ritornare più bello e più caro di prima. Flora non avea ancor detta l'ultima parola e in questo momento psicologico della sua vita non era prudente turbarne il giudizio col racconto d'un episodio epico in cui Ezio arrischiava di fare la figura d'un eroe. Flora non era più saggia delle altre donne, tutte più o meno romantiche, nel giudicare del valore di un uomo; anzi c'era a dubitare che un'avventura cavalleresca compiuta nel rimbombo delle armi avesse ad esaltare il suo spirito fantastico, imbevuto di pregiudizi rivoluzionari e di poesia polacca.

Ecco perchè il nostro umile coltivatore di cavoli, che non aveva mai sparato pistole, se non contro pipistrelli, s'era fermato coi piedi nella polvere della strada, esitante su quel che conveniva fare; finalmente scoprì che prima di fare o di non fare conveniva leggere il telegramma: e colle mani che tremavano per la troppa emozione aprì il dispaccio, si assicurò le lenti sul naso….

«Ezio ferito gravemente forse mortalmente alla testa. Venite subito tutti.»

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