Massimo vide tremare le parole sotto gli occhi e dovette appoggiarsi colla mano al muro per non cadere sulla strada.
—Bisogna partir subito…—balbettò costui, quando potò ricuperare un filo di voce.
—Prima bisogna avvertire donna Vincenzina: non possiamo partire senza di lei.
—Andiamoci insieme—confermò Massimo colla voce strozzata.
—Mentre io entro in casa a dar qualche ordine e a prendere un po' di denaro, tu vai a fissare una barca. Ogni momento è prezioso.
Massimo rimasto solo continuò la discesa, ma ad ogni passo credeva di precipitare in una buca. Non per questo, non per assistere a questi dolori aveva attraversato il mare dopo dodici anni di esilio. Ma non mai come in questo momento aveva sentito che il suo posto era presso quella donna.
* * * * *
Flora dopo una notte dolce e riposata s'era alzata più presto del solito e, lasciando entrar l'aria nella stanza, prese a rileggere il principio d'una lettera che da due giorni stava preparando per Cresti.
Essa gli aveva promesso una risposta nè poteva ormai tardar più senza tener il povero amico sulle spine. La riflessione che la vita non è fatta di sogni, la morte delle antiche illusioni, i consigli della buona Elisa e il desiderio di accontentare la povera mamma avevano finito col farle parere non soltanto ragionevole, ma una vera fortuna per lei l'offerta di un uomo che vantava già tanti titoli di gratitudine e di benevolenza.
Il suo cuore non credeva dunque di mentire, quando diceva a Cresti in frase alla buona: