—Non far il Catone, vecchio selvatico—protestò il Bersi. Cerca d'innamorarti anche tu seriamente d'una donna, e se sarà necessario, ti batterai anche tu come l'ultimo degli imbecilli.—

La risposta andò a colpire un cuore malato. Cresti crollò un poco il capo, e sentendo d'arrossire, volse la faccia verso lo sfondo sottoposto, in cui andava spiegandosi la bella cittadina nell'arco azzurro del lago.

Poco dopo, la carrozza, svoltando tra i pilastri d'un ricco cancello dalle lande dorate, penetrava nelle dense ombre d'un giardino principesco, per cui si saliva a una villa, che aveva già una storia di avventure galanti, di fallimenti, di suicidi e di duelli.

Rifabbricata cinquant'anni indietro da un negoziante tedesco sulle rovine d'un collegio di monache, era caduta ultimamente nelle mani di un cantante, che vi aveva ospitato più d'una vagabonda bellezza mimico-danzante. Morto il cantante di febbre gialla al Perù, i creditori vi avevano sloggiata l'ultima ninfa, sequestrando casa e mobili in attesa di qualche principe che ne volesse vivificare la leggenda: e intanto l'Hôtel Excelsior se ne serviva come di una dépendance per piccole partite di caccia, per pranzi sociali e offriva le placide ombre ospitali anche a coloro che avessero una briga da comporre con due colpi di pistola o necessità di farsi un occhiello nel ventre. Essendo il duello severamente proibito dalla legge della Confederazione, i danni, se ce n'erano, restavano a carico dei signori avventori.

L'Hôtel, a richiesta, poteva però offrire il medico e i mezzi di trasporto senza aumento sur le prix des consommations.

Il luogo era veramente bello e delizioso. Dal viale principale, che si svolgeva come un nastro largo e lento nella selva, distaccavansi molti sentieruzzi, che or salivano in rampe e scalinate a più alti passi, ora parevano precipitare e nascondersi in vallette folte d'erba, popolate di statue nel fresco mormorìo d'acque cascanti. Il viale metteva a una spianata, dall'alto della quale l'occhio correva libero sulla stesa del lago e sulla scena dei monti davanti a una palazzina, che in un arzigogolato stile gotico-francese, più che la nobiltà d'un edificio spirava l'odore d'un grosso pasticcio di zucchero tostato. Ma se la linea non era bella, il soggiornarvi doveva avere mille incanti per quel poco che si poteva vedere dal lato dove giaceva il ferito.

Il sequestro vi aveva imprigionato non soltanto il grosso dei mobili, ma anche le piccole raffinatezze della ninfa saltellante, che vi aveva passato le ultime estati e che forse sognava di ballarvi le ultime contraddanze della vita.

Al rumore che fecero le ruote sulla sabbia, uscì dalla casa don Andreino Lulli, a cui il trambusto di quella sciagurata spedizione, l'affanno di molte ore di ansia, la paura e le cure prestate al paziente durante la terribile operazione non avevano fatto perdere la contenance.

Per quanto scosso e reso bianco come una candela, quando seppe dai telegrammi del cavalier Cresti che sarebbe venuta anche donna Vincenzina, procurò di andarle davanti con un vestito non troppo voyant: un tutto grigio con cravatta mauve gli parve una mezza condoléance, che doveva esprimere e riassumere abbastanza bene il lieto e il triste della situazione. Colla faccia patita e quasi cerea, rigido e stecchito nel collare alto che gl'incastrava il mento tra due trincetti di moda, strinse la mano di donna Vincenzina tra le sue, tutte ossa e nervi, con due forti scosse, una di compatimento, l'altra d'incoraggiamento.

Quand'ebbe riconosciuto il cavalier Cresti lo pregò di presentarlo al commendatore Bagliani.—Tout va comme sur des roulettes…. non c'è febbre; ma abbiamo un e…eoe di più.—La debolezza dell'erre non stava mica male alla costituzione magra, sottile, allungata e di trasparenza aristocratica di don Andreino Lulli. Se per necessità di professione o per ambizione di popolarità avesse dovuto agitare davanti alla folla i grandi principii della libertà, della rivoluzione, dei diritti popolari e di tutte quelle altre cose di cui l'erre è l'elemento più forte e più articolato, o se, in più modesta condizione avesse dovuto bestemmiare Cristo e i sacramenti per far andare un magro ronzino, certamente quel suo difetto avrebbe potuto nuocere al risultato delle cose: ma per discorrere in una questione di sport e di cravatte non stava male quel non so che di rotto e di strofinato che si strisciava ne' suoi discorsi, inzuccherati di bons mots e di amabilità sempre pronte e rispettose.