Sentendosi quasi obbligato a fare gli onori di casa, don Andreino precedette i nuovi arrivati per un atrio a vetri sino ad un salotto semichiuso pieno di mobili coperti, dove il maggiordomo dell'albergo si mise ai loro ordini. Intanto il giovine conte andava ad annunciare delicatamente al ferito la presenza dei parenti. L'ordine medico era la massima quiete e la più assoluta oscurità: ma una stretta di mano e una carezza da parte de' suoi non avrebbero potuto che fargli bene, povero figliuolo.
Tornò a riprendere gli ospiti, e passando leggermente per la gran sala del biliardo, non rischiarata che dalla luce della porta, entrarono in una stanza d'angolo posta verso il lato più fresco, dove Ezio giaceva in una grande oscurità col capo fasciato da un grosso turbante insanguinato.
—O cari, cari…—pronunciò con voce molle e ridente l'infermo, allungando le braccia fuori dal letto.
—Sai gli ordini—disse don Andreino assumendo quel tono alto e imperativo che usava nel comandare un cotillon.—Sai gli ordini: silenzio e immobilità. Noi siamo qui tutti per te nulla ti può mancare, ma il dottore ha parlato chiaro: «attenti all'emorragia.» Dunque, se ci vuoi bene, obbedienza, coraggio e rassegnazione.
—Che bagolon!—disse sottovoce Ezio con quello spirito caustico che era quasi l'aroma del suo carattere.—Non vedo nessuno ma vi sento.—Stese la mano a donna Vincenzina, dicendo:—Grazie, grazie!—E riconosciuto alla voce lo zio, gli disse:—Crepi l'astrologo!—E quando gli dissero che c'era anche Cresti, gli domandò:—Come vanno i conigli?—
Don Andreino, fedele alla consegna ricevuta, volle che uscissero presto presto dalla camera, di cui socchiuse anche la porta e pose in sentinella una vecchia donna che aveva assunta come infermiera.
Ripreso il discorso col maggiordomo, si accordarono intorno ai modi di rimanere alla villa, finchè il malato fosse in grado di ritornare a casa; e fu stabilito che donna Vincenzina e Massimo avrebbero occupato il quartierino a terreno nell'angolo verso il boschetto delle magnolie, don Andreino avrebbe piantato un letto da campo nella sala del biliardo per esser pronto alle chiamate dell'infermo: per la cucina, l'albergo avrebbe provveduto nel miglior modo e col minore disturbo dei signori.
Meno necessario risultò il Cresti, che accettò volentieri di tornar subito lo stesso giorno a portar le notizie al Castelletto dov'erano rimaste altre anime in pene. E con il Cresti partì anche il Bersi, che da parecchi giorni non vedeva la sposina. Mentre scendevano insieme a piedi per il viale ombroso, commentando il doloroso accidente, il Bersi condusse il compagno a visitare il campo della battaglia dove aveva avuto luogo lo scontro, un praticello segregato da due parti dall'alto muro di cinta, che vi faceva angolo, da un terzo lato dal fianco roccioso del colle e chiuso sul davanti da una fitta siepe di agrifoglio. Il vecchio negoziante tedesco vi aveva avuto il suo giuoco dei birilli; ma l'erba era cresciuta sul terreno, l'ombra era diventata più fitta in mezzo ai grandi alberi.
—Ecco, si sono battuti qui, stamattina, alle sei—disse il Bersi, precedendo il Cresti nel chiuso campicello.—Si era fatto di tutto, da parte di noi padrini per veder di ridurre lo scontro ai minimi termini, o, se era possibile di appianare la vertenza con quattro righe di verbale, ma pare che Ezio non si sentisse di fare certe dichiarazioni e una volta esclusa l'arme da taglio, perchè il barone non vede più in là del suo naso, non restava che la pistola: due colpi in aria alla americana colle novantanove probabilità che lo spavento fosse tutto degli uccelli.
Il barone, che non è un guerriero romano, avrebbe accettata volentieri una soluzione diplomatica, purchè fosse salva la sua dignità maritale: e nemmeno Ezio una gran voglia di ammazzare e di farsi ammazzare non se la sentiva. Nè l'uno nè l'altro portarono il cuore sul terreno. Si può battersi e anche morire per una donna, ma non per la tenera figlia del sor Paoleto, un'ideale che pesa a occhio e croce una settantina di chilogrammi: ma queste ragioni non si possono dire al colto pubblico e non si possono scrivere in un verbale. Per quanto il barone consideri sua moglie come un mobile decorativo della sua casa, per quanto gli affari della Italo-Elvetica siano per avviarsi bene e abbiano bisogno di tutta l'attività del suo cattivo stomaco, tuttavia non poteva dimenticare che nel banchiere c'è anche il marito; che l'offesa era stata pubblica, che la gente ne parla, che non si può per il credito stesso della ditta, lasciar credere ai clienti che si speculi sulle acquiescenze: e quindi bisognava battersi…. ma è così facile battersi, per modo di dire… Se non che, quei due suoi padrini, quel tedesco e quel napoletano, presero la cosa troppo sul serio e vennero sul terreno come se andassero ad una messa cantata.