—Sarà una paralisi momentanea.—
Così si affrettavano or l'uno or l'altro a consolarlo; ma Ezio, cantarellando sulle parole, respingeva le loro consolazioni con una insistenza disperata che stringeva il cuore.
—Vi dico che non c'è più stoppino. La palla del barone deve avere scassinato il meccanismo della luce elettrica e le cure di quel moscovita avranno fatto il resto.
—Dammi una sigaretta, Dreino! che bella sorpresa, Giovannino, restar orbo a ventiquattro anni!—
Scherzava coll'umore ferito, resistendo con ferocia di anima all'assalto della nera disperazione che lo ghermiva, come un superbo, che, vinto e conculcato dal nemico potente, lo oltraggia sogghignandogli in faccia.
Donna Vincenzina, sentendosi venir meno, si aggrappò alla sponda del letto e s'inginocchiò per soffocare contro la coltre un doloroso singulto. Massimo perdette un istante il senso delle cose, preso da una vertigine come se precipitasse da una torre. Soltanto Andreino Lulli fu calmo e ragionevole. Colla voce naturale e convinta disse:—Il medico ha già preveduto questo caso in seguito alla forte emorragia: non per nulla ti raccomandava la quiete, il silenzio e la perfetta oscurità: ma assicura che col rinnovarsi dei globuli rossi e col ritornare delle forze, tutto scomparirà come nebbia al sole.—
Don Andreino non aveva mai detto tante bugie, ma le disse così bene e con tanta naturalezza che i cuori si confortarono.
—E allora mandalo a chiamare questo fabbricatore di globuli rossi—disse Ezio, ricuperando un poco di quella speranza che galleggia sempre anche in mezzo alle più fiere tempeste. Nelle parole dell'amico egli aveva sentito abbastanza di quel verosimile, che in cento casi tiene il posto del vero, e quasi lo tien meglio.
* * * * *
Seguirono tristissimi giorni. Il medico, che aveva fama di uomo dotto, colpito dalla novità del fenomeno patologico, non osò pronunciare un giudizio. Il proiettile non era penetrato nel cranio, non aveva attraversato le cavità orbitali e quindi non poteva aver occasionata l'atrofia assoluta dei nervi ottici e prodotta l'abolizione totale della vista. Continuando nella cura del ghiaccio sulla fronte e nella quiete somma del soggetto, che pietosamente persuase ad aver fede nella parola della scienza, egli rimise un definitivo pronostico al giorno, in cui fosse sembrato utile alla famiglia di interrogare un consulente specialista. Subito fu fatto il nome del celebre dottor Dantelli di Torino, che il Cresti aveva conosciuto all'Università. Si scrisse subito a costui che venisse a Lugano, mentre Andreino telegrafava poche parole al Bersi. Arrivarono quasi insieme col cuore pieno di paurosi sospetti e si tenne una specie di consiglio di famiglia. Che si doveva fare? Cresti era partito senza dir nulla alle donne del Castelletto. Aveva lasciato solamente due righe per giustificare una momentanea assenza.