Il Bersi si offrì di partir per Torino con una lettera di Cresti per il dottor Dantelli, che avrebbe cercato di ricondurre con sè, non parendo il caso di perder tempo, sia per riparare subito al male se il male era riparabile, sia per recare al più presto a Ezio il conforto di una parola autorevole prima che la disperazione andasse alla testa del povero figliuolo.

Le cose furono così ben condotte, che in men di ventiquattro ore dopo, il dotto specialista, ornamento dell'Ateneo torinese, scendeva alla villa. Era un uomo di apparenza ancor giovane, dalla barba brizzolata, dal viso pallido, dall'aria pensosa e modesta degli uomini, che sanno quanto scarso sia il potere umano davanti alla grandezza smisurata dei mali.

In presenza dell'infermo la nuova diagnosi non si allontanò di molto da quella del dottor russo; il fenomeno si poteva interpretare come una interruzione momentanea dell'azione visiva prodotta da coaguli sanguigni. La quiete, la cura ricostituente e la fiducia nelle buone forze della natura dovevano confortare il malato a sperar bene; ma nel venir via in carrozza con Bersi, Cresti e Andreino, il dotto clinico non nascose qualche paura che il male potesse essere irreparabile.

—Cioè… cioè?…—esclamarono in coro con un senso di raccapriccio gli amici.

—Cioè ch'egli resti cieco per sempre.

—Cieco per sempre? a ventiquattro anni?—ripetè il povero Cresti con una voce fuggevole, in cui tremava la compassione.

—Il proiettile, passando sopra la cavità orbitale dell'occhio sinistro, ha offeso i vasi neuro-retinici e occasionato un gran disturbo di circuito. L'occhio destro è rimasto illeso; ma la cecità di questo può dipendere da quella che in gorgo medico si dice compiacenza simpatica o da un travaso di sangue che una diligente cura antisepsi potrebbe—chi sa?—far scomparire. Non escludo assolutamente che vi possa essere in giuoco una morbosità nervosa dipendente dalla eccezionale eccitabilità del soggetto: ma ad ogni modo, se gli volete bene, dovete far di tutto per prepararlo al peggio…

—Ezio—disse il Bersi, mordendosi le unghie—non è un ragazzo che possa rassegnarsi a una condanna di questa natura.

—Il meno che farà—aggiunse don Andreino—sarà di tirarsi un colpo di pistola nella testa.

—Io farei lo stesso—completò il misantropo del Pioppino.