—È religioso il vostro amico?—chiese il dottore.
Gli altri si guardarono in viso per chiedersi a vicenda una risposta di cui sentivano tutta la gravità. Ezio era religioso sì e no, come lo sono un po' tutti i giovani a seconda del tempo che fa. Andava a messa in campagna per non scandalizzare la povera gente e per non perdere l'amicizia dell'arciprete; ma, figlio di un razionalista ed educato alla scuola del lieto vivere, non si era mai posto probabilmente davanti il problema filosofico di una fede in qualche cosa di superiore,
—Io ho sempre visto—continuò colla, sua parola facile e serena il dottore—che dove non arriva la nostra scienza, arriva la religione. Tutti i giorni assisto a spettacoli edificanti di pazienza e di sacrificio in gente rozza, primitiva, in poveri contadini, in povere fantesche che perdono quasi senza piangere la vista degli occhi, perchè son sicuri di veder sempre qualche cosa ancora al di là delle tenebre. Voi, amici suoi, non dovete abbandonarlo, ma far appello a tutte le forze più nobili ed elevate del suo cuore: dovrete offrirgli la parte migliore di voi, prestargli la vostra fede, se ne avete.
—Se ne avete…—brontolò il Cresti, saltando per il primo dalla carrozza, mentre arrivavano sul piazzale della stazione. Dopo aver accompagnato il dottore fino al vagone, ritornarono a piedi alla villa, discorrendo malinconicamente di questa tremenda disgrazia, che nessuno sapeva augurare a sè senza provare un brivido di morte. Chi doveva dare a Ezio la tremenda notizia? e conveniva mantenere i parenti nell'illusione? e se la pazienza e la rassegnazione fossero mancate all'infermo?
Il Cresti per parte sua si domandava che cosa avrebbe dovuto dire alle donne del Castelletto e come avrebbe intesa questa notizia Flora. Non volendo scrivere, partì lo stesso giorno, in compagnia del Bersi. Entrambi sentivano quasi una smania nelle gambe di essere cento miglia lontani. Che catastrofe! che castigo! che disgrazia per la povera donna Vincenzina e anche per il povero Massimo, ch'era venuto dall'America apposta per assistere a queste torture!
Il solo Andreino, detto Lolò, rimase fedele a quel dovere di amicizia che si era imposto. Fuggire in quel momento gli sarebbe parsa una impolitesse anche rispetto a donna Vincenzina: ma non rimase su un letto di rose. Il malato, passato il primo istante di confidenza, ricadde in un abbattimento morale peggiore di prima, che fece saltar fuori qualche brivido di febbre. Tre dì e tre notti rimase così rovesciato sul letto senza parlare, senza gemere, come se la morte l'avesse già toccato colle sue mani di ghiaccio.
III
Una scappata
Per quanto il Cresti nascondesse a Flora la tristissima notizia, non fu difficile alla fanciulla di leggere sulla sua faccia e di capire dalle sue risposte imbarazzate e incoerenti che le cose a Villa Elvetica non erano così liscie come si voleva far credere. Anche la mamma aveva silenzi e reticenze piene di tristezze. Regina, che per mezzo di Amedeo era in grado di raccogliere le voci correnti, pareva imbarazzata a rispondere e lasciava morire freddamente il discorso. Flora capì che volevano nasconderle una brutta verità, ma non osò chiedere quel che non si voleva dire. Colse invece l'occasione d'una sua visita a Villa Serena e interrogò con abilità la vecchia Bernarda. Ma la donna non seppe dire se non che da Lugano avevan chiesto molta biancheria, che il signor Ezio aveva la febbre, che era stato chiamato un dottore famoso da Torino… e che intanto non si parlava di tornare.
La partenza di Elisa D'Avanzo le fece sentire ancor di più la solitudine e la tristezza del Castelletto, dove pesava continuamente un'aria di mistero. La stessa Nunziata andava ripetendo che essa non sapeva nulla; ma lo diceva in un modo così spaventato, povera donna, che faceva pensare alle più orribili cose. Flora cominciò a non dormire la notte. Era evidente che intorno a lei s'era fatto congiura di tacere: segno che Ezio correva un brutto quarto d'ora. Se non ci fosse stato nulla di male, perchè tanti misteri? perchè la mamma aveva così spesso gli occhi rossi? perchè non le lasciavano leggere le lettere che arrivavano da Lugano?