La villa era chiusa da tutte le parti, immersa in un silenzio di chiostro.

Provò a girarle intorno, in cerca di una porta d'ingresso, provò a scuotere e a battere nelle persiane; nessun segno di vita, nè di dentro nè di fuori.

Accostando l'orecchio alle persiane chiuse, non sentì che vi fosse anima viva. Sfette un istante avvilita senza sapere che cosa pensare. Che avesse sbagliata la casa? no, il nome di Villa Elvetica era scritto a lettere d'oro sul frontone; e le soprascritte e i telegrammi che aveva potuto consultare parlavano nettamente di una villa Elvetica sopra Lugano, a pochi passi dalla stazione. Dunque non ci poteva esser errore da parte sua, e bisognava piuttosto credere che fossero partiti tutti, o che Ezio… oh Dio!… che il povero Ezio fosse stato ucciso nel duello, e che le lettere e i telegrammi non fossero che un inganno pietoso dei parenti per preparare a poco a poco l'animo suo a ricevere la tremenda notizia.

Fu tanta la violenza persuasiva di questa supposizione che le mancarono le forze e si lasciò andare sui gradini della casa, tenendosi su a fatica colle mani aggrappate agli stipiti della porta. Se non perdette i sensi del tutto fu per forza di una volontà quasi irritata che comandò di resistere, di non smarrirsi in quel deserto, di opporre agli inganni la forza de' suoi diritti

Se Ezio era morto, perchè non doveva essa saperlo? se era morto l'ideale della sua vita, ben poteva ritenere finita anche per lei ogni ragione di essere e di soffrire. Se l'avevano ingannata, non solo era stata un'ingiustizia, ma una crudeltà; una inutile crudeltà che essa avrebbe dovuto far scontare a' suoi ingannatori.

A confermarla in questo odioso sospetto ritornavano in mente alcune circostanze.

Cresti era partito una prima volta coll'animo sollevato, ma era stato chiamato improvvisamente, mentre facevano venire da Torino un celebre dottore: da allora era incominciata quell'aria cupa di mistero, che faceva gli occhi rossi alla mamma, e confuse le risposte di Regina e delle altre donne….

No, no: era possibile ch'egli fosse già morto, che lo avessero sepolto in segreto senza che la sua Flora fosse stata chiamata a piangere sopra la sua bara? Non avrebbe mai più perdonato questo delitto, ma avrebbe vendicato in sè stessa l'oltraggio, lasciandosi morire di disperazione sulla fossa chiusa….

—Ezio—gridò non sapendo più resistere alle violenze di quel dolore acerbo, battendo colla testa e colle palme contro le gretole delle persiane che risuonarono nel silenzio del giardino….—Ezio!—gridò una seconda volta più forte, stringendosi i capelli—o mio povero Ezio, dimmi che non sei morto! oh Dio, non ingannatemi. O cattivi, pietà di questa poverina; aiuto, Madonna…—

E sentendo che lo spasimo più forte della resistenza stava per travolgerla in un torrente d'angoscia si accoccolò, si rannicchiò sul freddo sasso, appoggiò la testa alle braccia; e mentre non cessava di chiamare con voci alte e straziate il suo Ezio, pianse in uno scroscio di lagrime infinite.