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Si ridestò dopo alcuni istanti al suono d'una voce che la chiamava: credette anzi di sentir pronunciare il suo nome e alzò la testa.
—Si sente male, poverina?—chiese la donna del giardiniere, mentre cercava di sollevarle la testa.
—Fatele odorare questo profumo—soggiungeva una voce più gentile: e fu appunto all'acuto effluvio d'un'essenza che Flora si ridestò, riconobbe il luogo, riprese coscienza di sè, del suo dolore, del suo pianto, ravvisò la donna e accanto a questa, seduta su una panca del giardino, un'altra donna pietosa, assai giovine e bella, che le parlava con soavità, compassionandola, e dava qualche segno di conoscerla.
Era forse questa signora, che aveva pronunciato poco prima il suo nome.
—Perdonate—cominciò a balbettare la poverina—sto meglio. Ero venuta a cercare di questi signori, voglio dire di quel giovane che fu ferito in duello. È morto? dite. È morto?
—No. Son partiti tutti fin da ieri mattina—disse la donna.
—Partiti?—esclamò Flora, rianimandosi.—Scusate, pensavo che fosse morto e ho provato un gran colpo di cuore. La sua ferita è guarita?
—Quasi guarita o almeno il dottore assicura che da questa parte non avrà più nulla a temere. Non so per il resto.
—Cioè?