Quando ebbe respirato un poco il soffio del vento, il cieco piegò verso il boschetto delle magnolie dove s'era avanzata ad aspettarlo Flora. Pallidissima, ma rigida e forte accanto al tronco di un albero a cui appoggiava la testa, la fanciulla addolorata guardava con occhi spasimanti.

Regina, nascosta fra gli alberi, s'era lasciata cadere in ginocchio e pregava a voce alta, perchè la Madonna desse a tutti la forza di sopportare quel gran male.

Ezio veniva abbastanza sicuro, guidato dal sentiero sabbioso che strideva sotto i suoi piedi nell'ombra già folta del viale che aveva per sfondo la luce del lago; quando, parendogli di udire una voce, si fermò, alzò il bastone come spada e domandò in modo di scherzosa esclamazione:—Chi va là?—

Flora non rispose, ma si precipitò verso di lui che si sentì chiuso nelle sue braccia. Egli sentì le sue labbra sulla fronte, sentì l'affanno della muta angoscia e credette per un istante che la morte più volte invocata venisse davvero non senza qualche conforto. Tutti si strinsero davanti a quella scena improvvisa in un sacro raccoglimento, come se in quei due giovani cuori vedessero soffrire tutta la natura umana.

Il silenzio che seguì per circa un minuto fu così religioso e profondo che la voce di Regina uscì come un mesto suffragio, come la preghiera del sacrificio.

—Vedi, Flora, come mi hanno conciato?—fu il primo a dire il poverino, che si sforzava di mantenere nello spirito e nella voce la pacatezza dell'antico elegante:—Addio, maschere, Flora! nemmeno Pomponio Labeone l'avrebbe prevista.—

Essa rispose con tutte le sue lacrime, che Ezio sentì cadere così spesse e così calde sul viso che, dimenticando sè stesso si fece a consolarla.—Povera Flora—disse commovendosi, mentre lasciava scorrere la mano tremante nel fitto dei folti capelli, come se cercasse con quella carezza di darle un segno dell'antica fratellanza:—Ti faccio piangere troppo, povero cuore. So che mi volevi bene, povera Flora, è un castigo grosso… ma ci vorrà molta pazienza. Ti conterò tutte le fandonie che mi hanno dato a bere in questi quindici giorni. Fu una cura di bugie: ma ora non c'è più dubbio. Sono orbo, orbo come una talpa. Però son contento di essere a casa mia… Dove siamo? dammi la mano, Flora, così… Questa è la porta di casa, ecco il primo gradino. Qui ci sarà la Bernarda, immagino, nascosta in qualche cantuccio. Dove sei tu? credi che non ti senta piangere, mia vecchia trottola?

—Son contenta di vederla, sor padron..—fece per dire la povera donna; ma le rughe del vecchio volto s'irrigidirono in una contrazione nervosa, quasi in una smorfia di pianto trattenuto.

VI

La grande battaglia,