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Parlava ora con una calda animazione, senza tremiti, senza lacrime.

Il suo volto si era rianimato come sotto il riflesso d'una fiamma interiore, che fosse balzata all'improvviso dal suo cuore coperto di cenere, ma non spento. Dopo aver tentennato un pezzo tra oscuri viottoli, le pareva di vedere finalmente aprirsi una strada luminosa davanti a sè, la strada diritta che menava alla mèta, la sua strada, insomma!

—Non dirgli che ti ho parlato—soggiunse la zia Vincenzina—ma fingi d'essere venuta qui da te, a caso. Eccolo che esce ora in compagnia di suo zio. Va loro incontro e procura di scoprire i suoi pensieri. Noi vi raggiungeremo poi: oh si, dobbiamo combattere tutt'insieme questa grande battaglia. Va, e che la Madonna ci aiuti tutti, cara la mia figliuola!—

Flora andò incontro ai due che scendevano lentamente per il viale della darsena. Quando fu loro vicina cinque passi, fece un segno colla mano allo zio Massimo perchè tacesse e sentì Ezio che diceva;—No, no, miei cari. Io non voglio essere di carico a nessuno; la mia disgrazia non dev'essere la disgrazia di tutti. Per quanto non dubiti del vostro affetto e del vostro coraggio, penso che laggiù a Brentana, lontano dal mondo, mi sarà meno difficile rassegnarmi al mio destino.—

Il volto del giovine parve a Flora molto dimagrato. La barba bruna, che aveva dovuto lasciar crescere, faceva comparire ancor più pallida la tinta del suo viso, che nelle linee acute e corrette del profilo aveva un non so che di freddo e di marmoreo sotto la cornice nera d'un berretto d'astracan alla Russa, che gli copriva il capo e parte della lunga cicatrice.

L'immobilità degli occhi, oltre a dare a tutta l'espressione di quel viso affilato una rigidezza statuaria, versava sulla fisionomia, un dì così luminosa ed aperta, quasi un velo di triste oscurità. La voce già così balda e dominatrice, risonava come depressa in una lenta estenuazione piena di lacrime segrete e di rancori, che si manifestavano in bruschi scatti di tutta la persona e nel modo con cui agitava davanti a sè il bastone che gli serviva di guida. Vinto, prigioniero, incatenato nella sua sventura, il vincitore di ieri trascinava non umilmente la sua miseria: e non era difficile scorgere ch'egli pensava di procacciarsi una suprema rivincita, quasi quasi una vendetta, nell'estremo castigo che andava segretamente preparando a sè stesso.

—Ecco quà la nostra Flora—disse lo zio Massimo, quando la fanciulla con un gesto del capo ebbe acconsentito.

—Flora?—esclamò Ezio con una dolente cantilena—beato chi la può vedere! Credevo che mi aveste dimenticato voi altre del Castelletto. Anche Cresti non si vede quasi mai.

—Si teme di disturbare—mormorò la fanciulla.