Il vento di sud cominciava a muovere lo acque del lago, che luccicavano in infinite piccole increspature e a fremere nelle foglie degli antichi platani.
—Forse hai ragione. Dove siamo? Quando mi distraggo perdo facilmente la trebisonda del giardino, Dà il braccio a questo pover'orbetto.—
Flora stese la mano e strinse quella del giovine ancora irrigidita da un resto di febbre.
—Tu hai freddo—essa balbettò.
—Sempre, dacchè non vedo più il sole—rispose, appoggiandosi col peso alquanto inerte del corpo al braccio della fanciulla.
—O Ezio, tu devi aver molto coraggio…—prese a dire Flora carezzevolmente.
—Perchè? per chi? Flora?—chiese egli soffermandosi.
—Per te, per i tuoi, per noi tutti…
—So che mi volevi bene, povera Flora—si abbandonò a dire imprudentemente l'infermo, lasciandosi prendere e trascinare dall'onda di quella soave compassione ch'era venuto a cercarlo.—Mi hai perdonato, Flora, il male che ti ho fatto? Io non avrei attirato sopra di me e sopra di noi questo castigo, se avessi ascoltato i buoni suggerimenti del cuore.
—Non pensare al passato e a quel che non si può più fare—disse la fanciulla con animo sostenuto, persuasa di essere in quel momento quasi la voce di Dio:—Tu devi vivere, Ezio, non per ricordare quel che è scomparso, ma per quel che puoi fare ancora di bene: e nel bene che farai a te e agli altri troverai la forza di sopportare il male. Non devi credere di aver perduto tutto, fin che ti resta un cuore che ti vuol bene: e noi siam qui tutti intorno a te non di altro occupati che di volerti bene e di aiutarti a sopportare questa sventura. Quanto potrai vedere attraverso al nostro amore, lo vedrai come prima, forse più bello di prima. La luce non è soltanto negli occhi: anzi quella che viene dall'amore delle anime è forse più chiara. Noi ti aiuteremo a ricordare, a sperare, a credere. Non lasceremo spegnere le immagini della tua giovinezza, che invecchieranno meno presto per te che per noi, perchè tu le conserverai come un tesoro riposto e non le dissiperai in cose nuove. Qui conosci il paese: sai da dove spunta il sole e dove tramonta: conosci le piante e i fiori che ti circondano e ad ogni primavera sentirai nel profumo degli alberi ringiovanire la terra, rinverdire le siepi, rinnovarsi il piacere di vivere. E intanto noi ti leggeremo i libri più belli, ripiglieremo il nostro Beethoven in cui si può vedere tutto quello che si vuole: insomma tu vivrai di noi, qui, al Castelletto, al Pioppino, pigliando di noi soltanto quello che è più caro. E se sentiremo che ci sono altri infelici nel mondo, chi ti vieterà di ritrovare in essi la tua famiglia? Ma perchè ciò si possa fare, Ezio, è necessario che tu non ci nasconda nulla. Chi nasconde i suoi dolori comincia a disperare. Noi abbiamo troppi motivi per credere che tu c'inganni e stai preparandoci un tradimento. Ebbene, no, Ezio: tu non devi morire.