—Che cosa è il morire davanti a questo soffrire?
—No, Ezio, tu non devi morire per rispetto al tuo stesso dolore, che è più alto e più santo d'ogni rancore. L'anima è più forte della morte….
—Ma io, cara Flora, non ho più nulla a leggere in questo libro stracciato della mia vita.
—Ma puoi scrivere pagine nuove. Tu non puoi dire che la tua vita non valga nulla fin che non ne hai afferrato il significato ultimo; e meno ancora puoi dire che nulla valga la vita di là, se non hai finito di leggere questa, che comincia non quando si nasce, ma quando nasce la coscienza. Hai tu mai avuto tempo di pensare a queste cose, mentre ti divertivi e cercavi di affogare la coscienza nelle distrazioni? Forse è Dio che ha bisogno di te, Ezio, che non ha voluto perdere quel che tu gli devi e gli puoi dare: e se Dio ti vuole, inutilmente cerchi di sfuggirgli. Resta, resta dunque con noi a studiare e ad imparare tutto quello che è bello e utile di sapere: la morte verrà da sè naturalmente, a suo tempo, buona e pietosa come un sacro epilogo della nostra esperienza….
—Flora, chi ti mette in bocca queste parole?—esclamò il giovine infelice, arrestandosi e aggrappandosi più forte al braccio della fanciulla. Essa pure si scosse un poco meravigliata nell'inseguire l'eco di parole che non aveva mai nè pensate nè preparate. Chi aveva parlato in lei?
—Può essere che parli in te qualcuno a cui bisogna obbedire: ma nella morte dev'essere una gran pace, Flora.
—Ma tu lasceresti indietro un'inquietudine eterna. Tu non puoi uccidere in te tutti quelli che ti amano.—
Il tremito lagrimoso con cui Flora pronunciò queste parole disse a Ezio ch'egli non poteva morire senza ferir mortalmente anche il cuore di chi s'era fatto di lui un idolo. Egoista nel piacere, si accorse di non esserlo meno nel suo dolore: ma non volendo arrendersi tutto ad un tratto e confessare il suo torto, cercò ne' suoi stessi mali la sua giustificazione:—Ah tu non sai che significhi avere sulle spalle una testa chiusa e pesante come una palla di bronzo. Senti com'è fredda questa testa senza luce….—
Flora prese nella mani la testa che il giovine le porse e la strinse a lungo come se volesse col lungo contatto far entrare un poco di calore della sua anima. Vedendo che quasi stava per perdere i sensi, lo sorresse sotto il braccio e lo menò a sedere dietro una fitta siepe di sabine dov'erano alcuni sedili in un spazio erboso. Qui s'inginocchiò sull'erba e tratto il fazzoletto asciugò le piccole stille di sudore freddo che gli imperlavano la fronte e le lagrime che stillavano dagli occhi spenti, come se in essi si riaprisse una nuova fonte di commozione.
Rimasero così un gran pezzo in silenzio, nel segreto di quell'ombra in cui il vento che fuggiva tra gli alberi recava il profumo dei fiori misto all'umido odor del lago che ciangottava contro la ghiaia della riva vicina. Egli avrebbe voluto dire molte cose: ma una stretta convulsa gli serrava la voce nel petto pieno di dolori nervosi. Tremava tutto, agitando le mani sottili e bianche con cui cercava d'invocare pietà e compatimento. Eran troppe le cose che avrebbe voluto dire e più ancora quello che non avrebbe saputo dire e che sgorgavano nuove e impetuose dall'inesplorato fondo della sua coscienza.