Per non essere d'imbarazzo Ezio usciva spesso a passeggiare solo per le stradine a lui note, ora verso la chiesa dove s'incontrava spesso coll'arciprete, ora verso il cimitero dov'erano sepolti i suoi cari, un cimitero romito e tranquillo in mezzo alle vigne; e vi restava volentieri seduto all'ombra del muricciuolo a leggere sè stesso.
Intorno a lui ronzavano i mosconi nel caldo odore dell'erba tagliata e messa a seccare. Frulli d'ala, cinguettii di passeri vagabondi e i colpi spessi delle coti sulle falci, portati dal vento e mescolati alle voci erranti del villaggio, gli facevano intorno un piccolo mondo, in cui sentiva mescolarsi la vita alla morte.
Poco lontano, colle teste quasi appoggiate al muricciuolo, ov'egli sedeva, dormivano suo padre e sua madre. Per poco ch'egli discendesse coll'occhio dell'anima sotto le zolle fiorite, ne rivedeva le care spoglie composte nell'eterno silenzio, immagini evidenti come non eran tornate mai davanti al suo occhio vivo, quando altre forze lo trascinavano ad altri pensieri. Ora fatto più chiaroveggente e più penetrante il suo spirito non si arrestava più alla superficie delle cose, ma come se una mano potente levasse il muro che separa il regno dei vivi da quello dei morti, vedeva allargarsi lo spazio in cui si muovono le cose.
Siam noi che ci sforziamo di alzare una barriera tra i vivi ed i morti; ma veramente la natura non sa dove gli uni finiscano e dove incominciano gli altri. Le cose vanno in una seguìta continuità trascinate dall'intimo spirito che le penetra, mormorando tra loro in un pensiero solo che le raccoglie, sommessa armonia che sfugge a chi ha l'orecchio pieno di frastuoni mondani, ma che le anime raccolte sentono passare insieme alle mille cose che scendono nel tempo. La morte non è che un principio. Essa è buona quando arriva a tempo come è buono il cadere d'un frutto maturo, da cui scendono alla terra nuovi semi: ma non tocca al tronco dell'albero scuotere da sè i suoi frutti.
Colui che aveva meditato il suicidio come la fine d'un triste viaggio, sentiva ora che il fiume scorre anche nelle tenebre verso un fine profondo che può essere anche un ritorno.
Ezio seduto all'ombra di quel muricciuolo cercava di richiamare coll'aiuto delle memorie il passato nel presente per rivivere le ore che aveva sbadatamente buttato via, ciascuna delle quali aveva dovuto contenere un sapore non gustato, un valore non apprezzato a tempo, scaduto per sempre, come quello delle vecchie monete che il contadino scopre in un angolo del suo campicello. L'avvenire non paga gl'interessi della vita se non a chi ha saputo ben impiegare il capitale del suo passato: ma può concedere un largo credito a una onesta speranza.
Vivere in una buona speranza è il miglior modo per consolidare l'avvenire nel presente, di dar consistenza al tempo che fugge, di far della vita l'espressione di qualche cosa.
Il cieco non sapeva capire che cosa fosse questa nuova speranza che veniva a sorreggerlo nel momento in cui tutte le forze stavano per abbandonarlo: non capiva nemmeno da dove venisse; ma ne sentiva il caldo raggio intorno al cuore come intorno al capo quello del sole ch'egli non poteva vedere.
Intanto non pensava più a morire,
—Non potresti uccidere in te, tutti quelli che ti amano—aveva detto Flora con ragione. Sì, triste è sopravvivere nel cuore altrui come un triste fantasma. La vita che viviamo in noi è troppo poca cosa in paragone a quella che ci lega agli altri. L'anello non si può strappare senza che tutta una catena di cuori si spezzi. E allora cercar la pace nella morte è un cercar il vantaggio suo nel castigo altrui, qualche cosa di più crudele e nel tempo stesso di più vile che il vivere a spese delle lagrime de' tuoi simili.