La morte che vien da Dio è invece cosa matura e buona, e nessuno dorme così bene come chi dorme benedetto nel cuore d'un fratello.

Flora aveva ragione. A lui pareva già di riposare in questa soave benevolenza piena di carità in cui avevano raccolta una povera anima ferita i suoi parenti, i suoi amici, i servi stessi della casa e le persone in mezzo a cui sentiva di passare, quando andava per le strade del paese. La povera madrina s'era ammalata di dolore, il buon zio Massimo non aveva voluto lasciar la sua casa: perfino quel piccolo uomo di Andreino aveva saputo compiere per lui meravigliosi atti di sacrificio e di coraggio: il Bersi, il buon Cresti…. tutti avevano avuto uno slancio di cuore per salvarlo dal naufragio. E Flora? che dire di questa tenera creatura, di quest'antica compagna della sua infanzia, che gli era venuta incontro nel momento più doloroso, quasi per impedire ch'egli cadesse affranto dai mali, e l'aveva rigenerato nel lavacro ardente di tutte le sue lagrime?

Da troppe parti ora si sentiva assediato e stretto perchè potesse ancora pensare a fuggire. Per tradire tante anime buone gli sarebbe abbisognata una forza ch'egli non possedeva più. Il vecchio egoista si sentiva un Sansone avvilito e disarmato.

* * * * *

Fuori della cinta del giardino continuava a salire nell'erta del monte una strada a scalinata che passando nell'ombra degli ulivi menava a una spianata molto verde e aperta dove spiegavasi la gran luce del cielo e del lago. Qui era anche una piccola grotta naturale rivestita di molte erbe e per la frescura del sito erano stati collocati alcuni sedili che invitavano a restare. Ezio imparò a contare i gradini che menavano fin lassù e una volta arrivato si compiaceva di rimanere a «contemplare» la larga distesa azzurra che dilagava davanti.

Non la vedeva propriamente con gli occhi, ma ne sentiva l'immensità in un non so che di più libero e di più arioso che circondava la sua persona.

Nella freschezza del vento sentiva un refrigerio anche al suo patimento col quale andava a poco a poco familiarizzandosi: e stupiva qualche volta di non sentirsi più così fieramente infelice. Si può amare il proprio dolore? può un'anima stanca riposare nel suo patimento come un viandante affranto dalle fatiche del viaggio trova riposo e sonno sopra un mucchio di spine? può fiorire il dolore come in mezzo alle nevi sboccia un cespuglietto di ellebori? doveva egli credere a una grazia invocata e intervenuta dall'alto o ritenere che nella vita e la fonte inesauribile di tutte le forze sempre fresche e sempre in moto come il mare?

Qualche volta portava lassù il violino che Flora aveva cavato dal polveroso astuccio e messogli nelle mani e si compiaceva di ritrovare le note dei vecchi esercizi sulle corde, evocando nell'oscura memoria frammenti di frasi melodiche che trovavano nel vecchio strumento un obbediente interprete. In breve, nella raccolta tensione del suo spirito, scoprì che le dita e l'archetto andavano agevolmente da sè in cerca di armonie nuove, di accenti sconosciuti, di voci che egli non aveva mai udito uscire dal cavo legno del suo strumento, quali forse non erano mai state scritte in nessun rigo di musica. Meravigliato inseguiva quelle note e quei gemiti in cui esalava il suo patimento e che avevano la virtù di farlo piangere.

Flora lo sorprese una volta in questa attitudine di ispirata mestizia.

—Tu ti fai bravo—gli disse.