Regina cercò di scoprire negli occhi della contessina il segreto di queste parole: ma un improvviso squillo di cornetta avvertì che il battello era in vista. Le due giovani si baciarono ancora una volta sulle gote e si sciolsero senza poter pronunciare altre parole. Flora entrò nella lancetta che si distaccò lentamente dalla riva, mentre nuovi auguri e nuovi evviva salutavano i due sposi.
* * * * *
L'ottobre a un tratto si volse al piovoso, e, come accade spesso, la stagione precipitò verso l'inverno con giornate tristi e agitate da freddi venti di nord.
Il dottore fece intendere che il rimanere sul lago non poteva essere prudente per donna Vincenzina, che usciva da una grossa battaglia; e consigliò un lungo soggiorno in Riviera, dove anche Ezio avrebbe potuto trovare più conforto nella mitezza del clima.
Massimo approvò questo consiglio e si offerse di essere compagno e guida. La zia Vincenzina mise quasi per condizione che anche Flora l'accompagnasse. Era un premio che la sua infermiera s'era ben meritato; e non avrebbe fatto male manco a lei un mese di riposo dopo si grandi strapazzi. Ma bisognava ottenere l'approvazione del signor Cresti, dell'impaziente fidanzato, che vedevasi offeso nei suoi diritti per ogni minuto sottratto alla sua felicità.
Questa partenza, foss'anche per un mese solo, minacciava di ritardare ancora un matrimonio, che era già andato fin troppo per le lunghe tra mille dolorosi accidenti.
Ma la zia Vincenzina assunse sopra di sè l'incarico di scrivere al signor del Pioppino una bella lettera, a nome anche di Massimo, per implorare la desiderata grazia. Un mese di riposo in Riviera avrebbe restituita una sposa ancor più bella e robusta; e del resto chi impediva il signor Cresti di fare un paio di valigie e di partire anche lui in compagnia?
La zia lesse la lettera a Flora che s'incaricò di farla recapitare; e seguendo un suo segreto pensiero, colse questo pretesto per andare essa stessa in cerca del suo padrone e fidanzato, lassù al Pioppino.
VIII.
Verso le tenebre.