—Dunque a che cosa devo attribuire questa visita straordinaria?
—Ora dirò. Ma prima mi dia la sua mano, me la dia da vecchio amico e mi prometta di essere buono.
—Quando fui cattivo con…. lei, signorina?—mormorò egli, piegando un poco la testa per cercare uno sguardo d'incoraggiamento: ma Flora guardava fissa nel fuoco.
—È forse necessario chiudere anche la porta?—chiese di lì a poco il padrone di casa, dopo aver ordinato all'Angiolina un caffè molto caldo.
—Non avremo bisogno di leticare.
—È però un grande discorso, da quel che vedo.
—Sì, grande. Avrei potuto scrivere, ma ho detto: «No, è meglio che vada io stessa e che gli parli.» La mamma non sa che son qui e non mi approverebbe se potesse indovinare perchè son venuta.—Flora lottò ancora un istante contro l'affanno che l'opprimeva, poi soggiunse:
—Ho una lettera della zia Vincenzina per lei, Cresti: veda—e gliela porse.
—Donna Vincenzina? in che cosa posso servirla?—E fattosi più presso la finestra per aver più luce, scorse lentamente i pochi periodi con cui si faceva appello alla sua indulgenza.
—Sta bene l'idea d'un soggiorno in Riviera; certamente farà bene a tutti. Sicuro che si rimanda ancora alle calende greche il nostro matrimonio, ma non vorrei aver l'aria di un tiranno. Che cosa pensa la mamma di questo progetto?