A sentir singhiozzare si voltò e vide Flora scossa dal pianto, che riempiva di lagrime il fazzoletto. Eran lagrime di sincera pietà per il male che era venuta a portare colle sue mani. Essa per la prima era la vittima delle cose. Qual colpa aveva lei se non poteva offrire un amore che non era mai nato? bisognava tener conto del suo coraggio, della sua sincerità; e perchè era venuta a deporre ai piedi di un vecchio amico la confessione del suo cuore, bisognava non negare un segno di riconoscimento a quell'atto di coraggiosa sincerità.

Non bisognava infine denudar troppo un vecchio e poco attraente amor proprio, non avvilir troppo un'antica dignità, non rimpicciolirsi troppo nelle proprie sconfitte. Cresti insomma davanti a quella bambina piangente si sentì ancora il più forte, forse perchè volle essere il più orgoglioso. Vecchio amico e protettore sentì che toccava a lui a dir la parola definitiva e si affrettò a cercarla.

—La mamma non sa nulla…. dunque….

—No.

—E non immagina nemmeno.

—Essa non vuol nemmeno che io accompagni la zia Vincenzina.

—Capisco che ella non possa approvare…. perchè… via…. quali sono i vostri progetti? ma io non voglio saper nulla di quello che non mi riguarda. Dirò solamente alla mamma le ragioni per le quali può parere utile che Flora accompagni la zia e resti per qualche mese in Riviera: le farò capire che potrei accompagnarvi o raggiungervi dopo qualche tempo e che intanto il nostro matrimonio si ritarda: va bene?—

E dopo un'altro istante di combattimento riprese:—Per ora mi pare inutile turbare la pace della povera mamma con delle spiegazioni che essa non capirebbe e che ci metterebbero tutti in un grave imbarazzo. E così anche alla gente si potrà dire che il matrimonio è rimandato a tempo indeterminato…. va bene?—a poco a poco potremo preparare la così detta opinione pubblica ad accettare i fatti compiuti. Tra noi due però resta inteso che fin d'ora tutto è…. (e compì il pensiero soffiando un poco sulle dita), mettiamo d'aver fatto un sogno…. va bene, Flora?—

E finì quasi ridendo.

—Amico mio, o come devo dire? mio protettore?—sorse a dire Flora ponendogli una mano sulla spalla—ero sicura, venendo qui, che avrei trovato indulgenza e soccorso. Nessuno al mondo—mi ero detto—mi darà ragione: ma Cresti sì. Lui solo mi aiuterà a compiere un pietoso dovere perchè Cresti è buono e mi ama come una sua figliuola.