Dopo che Flora era perduta, Cresti non vedeva che ci fosse una ragione perchè il sole splendesse nel cielo. Quella ragazza aveva riempita dell'immagine sua tutti i contorni de' suoi pensieri. Far senza di lei era come togliere la luce a un quadro. Ecco perchè le cose perdevano intorno a lui ogni colore e i desideri cadevano fracidi come le foglie del suo giardino sotto le pioggie d'autunno. Il domani non prometteva nulla a un disgraziato che non aveva nulla da ricordare della sua vita… di questa povera vita, che dondola tra una memoria e una speranza.

Mentre negli altri anni, al venir meno dei giorni caldi il solerte giardiniere prendeva cura de' suoi vasi delicati, o riordinava le serre, copriva i palmizi, riponeva le uve mangiereccie, riempiva la legnaia e dava mano alle molte faccende che porta con sè il primo soffio freddo, questa volta lasciò che le cose andassero come volevano andare, non toccò nulla, non mutò nulla, non provvide a nulla.

Le sue giornate le passava seduto nel vano d'una finestra, colle mani strette intorno a un ginocchio, cogli occhi immobili sui vetri al di là dei quali non vedeva che una nebbia confusa, vuota di cose e di pensieri, come se cominciasse anche per lui una fatale cecità. Non riceveva più nessuno, non apriva la bocca nemmeno colle vecchie ragazze di casa che credevano di conoscere il motivo di quel mutamento, che inutilmente si sforzavano di distrarlo, di farlo mangiare, di provocarne le care impazienze, che per le donne rappresentavano un necessario tormento nella loro vita senza casi e senza varietà.

A implorare una grazia, le due zitelle facevano accendere tutte le sere la lampada alla cappelletta dell'Immacolata.

IX.

Fascio di lettere.

FLORA A ELISA D'AVANZO.

«Da una settimana siamo qui in un villino lungo la bella strada marina, che da Albenga va ad Alassio, un luogo solitario in mezzo al verde con un terrazzo che dà immediatamente sul mare, al quale si scende per un rozzo scalo tagliato nella roccia.

«Dalla mia finestra vedo a levante diradarsi l'azzurra linea degli Appennini, e a ponente un promontorio roccioso su cui domina un'antica chiesa in rovina.

«Alle nostre spalle in mezzo ai boschi d'olivi, di lecci, e a gruppi di pini o una serie di poggi sparsi di casolari e di ville. Davanti è il mare ampio quanto ne può bere l'occhio avido, il mare che batte e freme senza posa sulla spiaggia biancheggiante e contro gli scogli.