«È novembre: ma qui è primavera e par che tutto rinasca, l'anima e i fiori.
«Dalla villa staccasi una specie di molo naturale fatto di grossi massi anneriti dal tempo, sui quali vanno spesso i ragazzi dei pescatori a specchiarsi nell'acqua, quando la marea è più bassa, in cerca di conchiglie e di frutti di mare; e mentre scrivo vedo Ezio che va a raggiungere un sassolone sporgente a foggia di sedia curule, dove suol passare molte ore, solo, quasi prigioniero del mare, a capo nudo, sotto il raggio carezzevole del sole, colla faccia rivolta allo sconfinato specchio delle acque di cui sente i mobili bagliori balzellargli sul viso, esposto agli sbuffi delle brezze che gli portano ora gli acri odori del pesce, ora il profumo tiepido dei giardini, ora il fiato resinoso di un vicino cantiere di cui sentiamo i tonfi dei martelli sulle stive sonore misto al grido dei fanciulli che giocano sulla spiaggia.
«Qualche volta Ezio porta con sè fin a quel suo trono il violino e cerca di raccogliere i discorsi dell'onda, che ora mormora umile sulla sabbia, ora striscia lunga e faticosa, ora sospira gonfia o minaccia le pareti dello scoglio, fiera di segreti rancori.
«Il nostro povero cieco, nella oscura sua solitudine, impara a distinguere queste varie voci, a raccoglierne gl'intimi sensi che vengono dalle lontane luminosità dello spazio e dalle oscure profondità dell'abisso e dice che vuol un giorno comporre la gran Sinfonia del mare, che non fu ancora scritta.
«A queste emozioni esterne mescola le sue, abbandonandole al ritmo del flusso lasciandole cadere e portar via, obliandosi in questo vasto campo di forze combattenti come un soldato ferito, ma non a morte, che nel mite crepuscolo d'un giorno di battaglia si addormenta in un sogno di vittoria. Dal momento ch'egli potè vincere la disperazione con un atto di pazienza, spegnere l'ira nelle lagrime, indugiarsi in una speranza, Ezio non è più quello di prima. La feroce ribellione morale ha ceduto il posto ad una calma o per dir meglio, a una tristezza più tranquilla, a una volontà nuova di esser buono per meritarsi i benefici del proprio dolore.
«Mentre prima era così indifferente per tutto ciò che riguardava il male degli altri, ora dice che gli pare di sentire nella sua miseria tutte le spine delle miserie umane….
«Ma egli ha molto bisogno di noi: oh guai se gli mancassimo in quest'oscuro deserto in cui va brancolando in cerca d'una via! Ecco perchè, a dispetto di tutti i vostri rimproveri, non so pentirmi d'aver contribuito la parte mia a quest'opera di pacificazione e di salvezza morale. Per quanto la mia condotta possa parere ingrata ed egoista verso Cresti e verso mia madre, sento che il mio posto è qui accanto a lui, dove Dio mi ha posta.
«A Cresti non potrei dare un cuore, di cui non sono padrona, nè egli lo vorrebbe più. Mia madre non può voler da me più di quanto io possa fare.
«Questa mia breve assenza dal Castelletto deve aiutarci tutti a formarci una convinzione.
«E dopo?—tu mi domandi.—Dopo ciascuno riprenderà la sua posiziona naturale e sarà fatta la volontà di Dio. Il romanzo non avrà il lieto fine che piace ai buoni lettori, non avrà quel fine che doveva avere e che è nella struttura stessa delle cose di quaggiù. Può essere che io torni a bussare al tuo uscio per cercarti i mezzi di vivere e di rendere meno tristi gli ultimi anni di mia madre. Il lavoro oggi non mi fa più paura, e purchè Dio accolga il mio voto di rendere la pace a lui, sarei pronta a rinchiudermi anche in un monastero e a dare questa mia vita in sacrificio.