REGINA A FLORA.
«Carissima signora Contessina,
«Poichè il suo ritorno al Castelletto da quel che sento sarà ancora ritardato, non voglio aspettare più oltre a darle le nostre notizie.
«Noi stiamo tutti bene grazie al Signore: e io sono proprio tutta felice. Il mio Amedeo non potrebbe essere più buono con me e sebbene d'inverno ci sia poco a fare e i guadagni siano scarsi, cerchiamo di far bastare quello che c'è.
«Ho ripreso la scoletta. Quest'anno è cresciuto il numero dei bambini che in questa nuova casa al torrente si trovano più al largo: e se Dio mi conserverà la salute spero di averne ancora di più l'anno venturo.
«La mamma vien spesso a trovarmi e mi tiene in ordine la casa: ma ogni domenica andiamo noi a desinare da loro.
«Amedeo aiuta un poco i giardinieri della Villa nei lavori delle serre e così ripara un poco ai danni della stagione morta. Per fortuna non ha vizi. Si figuri che non fuma più e ha smessa l'abitudine di dire certe parole di cattivo cristiano che mi davano dispiacere.
«Che il Signore ci benedica.
«Vedo di raro la sua signora mamma, ma so che sta benino. Anche il signor Cresti non scende quasi mai dal Pioppino. Pare che questi freddi gli abbiano procurata un po' d'influenza.
«Quando vedo dalla finestra villa Serena tutta chiusa, penso alla terribile disgrazia che li ha colpiti e non trascuro di recitare un'avemaria per quel povero signore che ne ha tanto bisogno.