—Ti amavo tanto Ezio…—proruppe di nuovo la ragazza, cercando di afferrare la mano del giovine.

—Ah!—esclamò egli, alzando le mani per non lasciarsele toccare—tu mi hai amato troppo, Liana.—E quando gli parve di aver dominato abbastanza il primo impeto di collera che aveva suscitato nel suo spirito quella improvvisa rivelazione, movendo qualche passo, le disse con voce soffocata e raccolta:—Ebbene, Dio ti perdoni, disgraziata.

—No, no: è il tuo perdono che voglio, Ezio; tu hai diritto di uccidermi. Son qui ai tuoi piedi, Ezio: non lasciarmi così…—Il giovine si sentì stretta la mano da due piccole mani ardenti e intralciata la via da una persona che s'era inginocchiata a' suoi piedi.

—Che cosa fai? una scena, qui, sulla pubblica strada?

—Tu devi pronunciare la mia sentenza, Dimmi che cosa devo fare per espiare il mio delitto. Lascia che io venga con te.

—Oh, va, va, che cosa dici?—riprese egli con asprezza, cercando di liberare la mano ch'essa teneva prigioniera?—Rispetta la mia disgrazia, ragazza.

—Voglio essere l'ultima delle tue serve.

—Va, sii quel che puoi essere e prega Dio che ti aiuti. Io non posso far nulla per te.—

E con un moto repentino e brusco si tolse da lei che rimase sul terreno a piangere colla faccia nella sabbia.

Ezio, che conosceva il carattere tragico della bella avventuriera, molto amica delle scene melodrammatiche, affrettò il passo per sottrarsi a un fastidioso senso di stizza, che per poco non gli fece alzare il bastone sopra le spalle d'una donna.