Il silenzio o l'eloquenza del sacrificio.
Il Morning Star, il grazioso yackt dell'amico americano era venuto a prendere i vicini Jameson per una gita notturna da farsi al chiaro di luna e a cielo stellato, una gita che doveva spingersi questa volta fin quasi alle coste di Marsiglia. Ezio e Andreino Lulli furono invitati a prendervi parte. Donna Vincenzina e Massimo, occupati nei preparativi del loro matrimonio si scusarono e approfittarono di quest'occasione per far una corsa a Genova a finir certe spese.
Flora rimase quel giorno sola a custodire la casa e a preparare la cena.
Dalla terrazza della villa si poteva vedere il Morning Star ancorato nella piccola baia: e se dalla sera si doveva arguire la notte, il viaggio di quei signori sarebbe stato delizioso. Col canocchiale Flora potè assistere all'imbarco degli amici quando salivano a bordo, mentre il sole cominciava a discendere dietro il promontorio, su cui l'antica chiesa diroccata sfolgorava in una gloria d'oro, versando nel seno tranquillo delle acque un tesoro infinito di gemme.
Poco dopo vide spuntare a bordo un primo lume e dalla finestrella della stiva accendersi il fuoco della macchina, mentre un leggero sibilo e un pennacchietto di fumo annunciavano la prossima partenza. Poi credette di veder sventolare qualche cosa di bianco, a cui ella rispose agitando il fazzoletto: e stette a seguire il corso del piccolo legno finchè, rimpicciolito, scomparve dietro la punta di terra,
Allora si ritirò dalla loggia mentre già cominciava a imbrunire: e per far venire l'ora in cui gli zii sarebbero tornati da Genova, accese le candele e sedette al pianoforte a evocare dalla tastiera reminiscenze musicali a cui mescolava le sue improvvisazioni come scaturivano naturalmente dalle dita.
Una tenera frase di Chopin, venuta da sè a frammischiarsi tra le note d'un confuso rondò, volse l'animo suo a un senso misterioso di malinconia, che richiamò immagini riposte di cose morte e lontane. Pensò alle tristi giornate del Castelletto, a sua madre, agli amici di laggiù: e intanto che le mani illanguidivano sugli avori, gli occhi si fissavano inerti alla fiamma della candela.
—Signorina, un lettera per lei—disse la cameriera entrando—l'ha portata una ragazzina.
Era una soprascritta grande, di mano inesperta, una vera scrittura di bambina di scuola. Chi poteva essere? Aprì la carta, e lesse nella prima riga: «Scrivo… colla manina di Sabinetta.»
Corse a vedere in fondo al foglio. Era lui, Ezio. Che aveva a dirle? purchè le aveva fatto scrivere? Il cuore ebbe un primo sussulto. Capì subito e le mani le caddero un istante sui ginocchi. Stette così cogli occhi chiusi, finchè le parve che la breve vertigine fosse passata, poi mormorò:—Doveva esser così.—