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La lettera, scritta sotto la dettatura di Ezio dalla manina di Sabinetta, continuava: «Quando riceverai questa mia, io sarò già lontano da te, lontano per non tornare troppo presto. Sbarcheremo forse a Marsiglia io e Andreino, da dove c'imbarcheremo più tardi sopra un piroscafo della Navigazione francese. Gli amici Jameson ci raggiungeranno per la via di Genova a Barcellona o a Gibilterra, per compiere insieme il viaggio fino a New York. Addio, Flora..

«Ho creduto utile andarmene così, insalutato hospite, per non essere obbligato a ringraziarti. Lo zio Massimo che è a parte della congiura ti dirà quel che è inutile che io ti scriva. Addio, Flora…

«Starò lontano forse due, forse tre o quattro mesi, ma non tornerò se non quando mi sentirò ben sicuro di me stesso, più fermo in quella persuasione che dev'essere d'ora in poi il fondamento della mia vita.

«Pomponio Labeone non sa trovare le belle frasi; ma non può andarsene senz'invocare anche da lontano la benedizione di Flora, che dev'essere come il fascio di luce che lo accompagni attraverso a questo deserto di tenebre.

«Tu sai perchè vivo, sai perchè parto, sai quel che sono e quel che posso essere, perchè tutto quello che resta in me di non morto non è che l'opera delle tue mani: ma l'uomo non paga il suo Creatore.

«Parto adunque tuo debitore nella cara idea che io non potrò mai pagarti del tutto, che ti dovrò sempre qualche cosa e che dovrò vivere fin che tu potrai vantare qualche credito sopra di me.

«Addio, Flora…

«Troverò quel che mi promettono al di là dell'Atlantico? La luce del sole, tu dicesti una volta, non è che un raggio di una luce più universale che penetra gli spiriti delle cose: in questa luce potrò sempre trovare me stesso.

«Addio, Flora. Fa che io abbia presto a Barcellona o a Gibilterra la tua assoluzione e la notizia che tu hai ripreso a camminare serenamente per il tuo sentiero, lieta di te stessa. Tu mi insegnasti a tenere asciutta, sopra i flutti amari, la bandiera del dovere.