—Don Andreino è il più impeccabile degli elegantissimi di Milano. È lui che da il tono alla moda.
—È per questo che porta quel corvattone verde e crespo come l'indìvia?
—È l'ultima parola di Parigi. Don Andreino, così minuscolo come lo vedi, sa a memoria il nome di tutti i cavalli che hanno vinto sui turf d'Europa in questi dodici anni.
—E non quello degli asini che perdono?…—rimbeccò la lingua maledica di Flora.
—Non per nulla tu hai sul capo quei capelli rossi e rabbiosi come bisce.
—Se avete qualche cosa a fare non perdetevi in ciarle—osservò la signora Matilde, prendendo posto nel suo seggiolone di velluto nel vano della finestra, mentre i giovani si mettevano a sedere alla tavola di mezzo.
—Brava, tu hai lavorato come un angelo, biondina, e bisognerà che ti faccia un bel regalo…—Bello, mirabile, incantevole…—andava ripetendo Ezio, mentre faceva passare le pagine del manoscritto.—Questi svolazzi faranno colpo sugli esaminatori.
—Bisogna che rileggiamo insieme qualche pagina che non ho ben capita. Quel tuo gobbetto, a ogni fiato, t'incastra una citazione latina che è uno spasimo.
—Il latino dà il sapore alla scienza come i lardelli allo stufato.
Si cominciò col ridere a questo paragone dei lardelli.