La mamma cercò di far la voce grossa, ma i ragazzi risero ancor più forte. Il sole entrava lieto per le due finestre e andava a battere sul volto di nonna Celina, che pareva rider anche lei nella vecchia cornice.
—Prima permettimi una pregiudiziale, come dite voi legali—soggiunse Flora.—Non c'è pericolo che l'autore di questa dissertazione abbia già presentata per roba sua la tesi o l'abbia già venduta ad altri? tu faresti una brutta figura.
—Punto primo la roba vien da Napoli e da Napoli a Genova c'è di mezzo il mare: punto secondo ho mutato il titolo e il principio dei capitoli: punto terzo i professori non sono così bestie da legger quel che noi presentiamo.
—Allora perchè fate le dissertazioni?
—È un uso così.
—Come le cravatte di Lolò.
—Oh no, più stupido.
—Sarete almeno chiamati a esporre le idee fondamentali del vostro lavoro.
—Questo sì. Sarebbe un'eccessiva imprudenza andare agli esami senza aver letto almeno una volta quel che si è scritto. Vuoi una sigaretta, Flora?
—Cominciamo.