Massimo, nel risalire il viale fino al cancelletto, si trovò un momento al fianco di lei e si meravigliò di sentirsi così tranquillo e così contento.

—Ezio è stato buono con me, povero figliuolo, e mi ha fatto provare una commozione di cui non mi sentivo capace. Il merito sarà anche della buona matrigna.

—Io ci ho poco merito…—balbettò donna Vincenzina, arrossendo.

—Allora il merito è di Cresti che mi ha persuaso a tornare. Dovrò discorrere anche di lui a lungo: ma ora che siam qui dovremo pur vederci assai spesso; non è vero, Vincenzina?

—Sicuro, Massimo…—Fu tutto quanto ella potè dirgli per ringraziarlo d'esser venuto: ma glielo disse in un modo così tenero e commovente, che il signor zio fu per vacillare un'altra volta.

Ezio andò ad accompagnarli un bel tratto fin verso Bolvedro, stando in mezzo a loro due colle braccia infilate nelle loro braccia.

Vincenzina ritornò colla sorella pel viale del giardino; ma quando fu presso il casino svizzero si fermò improvvisamente e ruppe in un gran pianto.

—Che cos'hai?—chiese Matilde.

—Niente.

—Perchè piangi?