—Non so.

—Voi vi siete portati bene. Ezio fu un tesoro. Non è bene forse ch'egli sia tornato e che abbia perdonato?

—Sì, sì, Tilde: non piango per questo.

—E allora?

—Non ti pare ch'egli abbia sofferto?

—Tutti abbiamo sofferto: ma è sempre bene quel che non finisce peggio. Ora tutt'insieme mi dovete aiutare a maritare quella mia figliuola. Cresti farà presto una domanda, a cui sarebbe peccato non rispondere bene. Flora ha delle idee romantiche per la testa: ma colle idee romantiche non si vive e non si paga la pigione. Cresti è un gentiluomo, è ricco, è un cuore delicato, ama la bambina e Flora stima lui per tutti i suoi meriti. Un matrimonio oggi è diventato necessario, perchè nè si vuole tenere un vecchio amico sulla corda, nè si vuole lasciar Flora al pericolo d'una fantasia sbrigliata. Da qualche giorno mi pare che la sua testa non sia molto a posto: parla, canta, salta per la casa, esce e torna cento volte, si è data alla devozione e parla di regalare un manto nuovo alla Madonna del Soccorso. Suo padre era anche lui un poco così, una testa polacca: la nonna Celina ne ha fatte di peggio. No, così non si deve più andare avanti. Io ho bisogno di tranquillità pei miei dolori e non di avere la tarantella in casa. Tu le devi parlare, tu la devi persuadere: Cresti non aspetta che un nostro segnale per farsi avanti.

Le due sorelle s'intesero sui modi di pigliar la figliuola in un momento di buone disposizioni. E intanto i due vecchi amici, lasciato Ezio risalivano lentamente la strada del Pioppino. Massimo camminava avanti raccolto ne' suoi vaghi pensieri; Cresti, che gli veniva appresso, chinavasi spesso a raccogliere una foglia di menta, un rametto di timo, o a contemplare una piccola lumaca annicchiata in qualche corteccia: ma avvolgevasi anche lui nel filo di quei teneri pensieri che da un anno andava tessendo alla trama della sua vita. Massimo guardava più al passato, Cresti all'avvenire, e camminando così fuor della loro strada, non sentivano nè il sole infocato che faceva arrabbiare le cicale, nè i ciottoli che ingombravano il sentiero.

Quando per una viottola in mezzo alle vigne sbucarono all'ombra della Cappelletta della povera mamma, Massimo Bagliani arso e trafelato si fermò, si asciugò la testa e il collo grondanti, e ruppe improvvisamente in una risata sonora, che fece tremare il volume della sua mole diplomatica.

—Che c'è da ridere?—chiese l'amico.

—Lasciami ridere, caro: è una facezia.