Essa rimase lì sull'ultimo scalino, coi piedi quasi nell'acqua mossa, in cui la persona vestita di chiaro si sconnetteva tutta in una figura tremula e convulsa.
—Sai che ti voglio bene…—stava per ripetere, mentre stringeva la testa nelle mani, come se anche lei fosse stata percossa e tutto il sangue uscisse da quella ferita.—Ezio! Ezio!—avrebbe voluto gridare, scendendo in quell'acqua oscura per corrergli dietro; ma il suo orgoglio si ridestò impetuosamente e non volle più ch'essa piangesse e pregasse. Essa non aveva bisogno di avvilirsi fino alla viltà di quell'uomo. Se egli si era abbassato fino alla menzogna e se da una menzogna cercava di riscattarsi con una violenza, perchè doveva essa seguirlo nel suo fango? no, morire prima: piangere mai!
Intanto il signor vice ammiraglio con una vigoria di colpi che facevano volare il leggiero canotto sul pelo dell'acqua, pigliava il largo come un contrabbandiere che sa come, perduto il momento propizio, non si passa più. Da una settimana andava studiando il suo piano per far capire a una ingenua che non bisogna credere troppo ai temporali d'amore.
Acquazzoni di montagna! egli aveva voluto semplicemente scherzare.
Con un pizzico di malafede diplomatica oggi poteva dimostrarle che il torto è di chi si mescola negli affari altrui.
—Piglia il tuo tempo mentre passa; (diceva accanto a lui un cattivo diavolo) nelle guerre d'amore vince chi fugge.
Poichè l'animo non era del tutto pervertito bisogna anche dire che un senso di malcontento, quasi di rimorso, gli faceva parere pesanti i remi: ma il suo diavolo, seduto in poppa, al posto del timone spezzato, andava soffiandogli negli orecchi:—Via, via, alla larga dalle ragazze che piglian l'amore troppo sul serio.
VIII.
Trista ebbrezza di cattivo vino.
Ezio, accettando l'invito del barone, recavasi una mattina a far colazione a Cadenabbia.