—Che professore?

—Non conosci il sor Paoletto Baracchi celebre professore di clarinetto? eccolo, quel vecchietto che agita il cappello. È il babbo della baronessa, un ometto modesto, allegro, rassegnato, che gode il papato all'ombra di sua figlia. Credo che sia l'uomo più felice del mondo. Mangiare, bere, viaggiare e trovar tutto pagato per uno che ha soffiato trent'anni in un pezzo di legno, si può dare di più?

In un gruppo in disparte Ezio riconobbe la baronessa che gli sorrise al di sotto d'un cannocchialino d'avorio che teneva agli occhi. Vicine a lei eran altre signore, tra cui due giovinette alte, bionde, di tipo esotico, due Russe che viaggiavano sole il mondo. Il barone Samuele col suo contegno umile, d'uomo che digerisce male, faceva da cicerone a un grosso signore, un tedesco all'aspetto, che approvava tutto quel che sentiva dire. Le presentazioni furono fatte sul piazzale dell'albergo. Il barone presentò i suoi amici, il nobile Ezio Bagliani e don Erminio Bersi, al commendatore Zuccani, segretario particolare di S. E. il Ministro delle Finanze al signor Ignazio Bühler, direttore della Banca federale, presidente anche lui del club dei Canottieri di Zurigo.

—C'è voluta proprio tutta la forza di Samuele per averla una mattina con noi, Bagliani—disse la baronessa, mentre serrava con una segreta corrispondenza massonica la mano di Ezio. Questi cercò di soffocare una prima emozione, mettendo in canzonatura le sue grandi occupazioni, i restauri alla villa, le regate, gli studi, le Pandette e Pomponio Labeone.

—Sì, sì, tutte belle cose, ma noi abbiamo bisogno dei nostri amici—disse la baronessa, infilando il suo braccio pesante in quello del giovine.

Ersilia Baracchi maritata al Barone Hospenthal, bella sempre nella sua floridezza di donna leggiera e sciocchina, quella mattina poteva parer bellissima anche per la singolarità del suo modo di vestire. Non più penne di struzzo in testa, ma un cappello di paglia o piuttosto un cestello di spighe e di papaveri. In dosso aveva una giacchettina a vita, di sottile stoffa inglese paglierina con risvolti gialli, sopra una sottana della stessa stoffa a pieghe pesanti, che non arrivava a nascondere gli stivaletti alti di montagna e sulla quale cascava da uno dei lati una borsetta di cuoio di Russia. Gli alti guanti svedesi che le stringevano il braccio fino al gomito e il parasole dal lungo bastone di bambù colla punta ferrata compivano il suo costume di driade calzata, che poteva far sorridere le vere dame dell'eleganza; ma che essa portava bene colla disinvoltura della seconda donna, che ne ha portati di più stravaganti.

Prima di entrare nell'albergo, dove li aspettava la colazione, la baronessa si voltò a salutare le signorine Sanin, le due sorelle russe, e diede loro un prossimo convegno.

—Io dovrò presentarla a queste signorine, caro Bagliani, per combinare con loro qualche bella gita in montagna. Sono innamorate dell'Italia, dei nostri laghi, del nostro canto… e di me.

—Poco merito!—balbettò Ezio guardandola negli occhi. Che cosa le volesse dire con quello sguardo non sapeva bene nemmeno lui; ma poichè era venuto a questo invito e gli capitava l'occasione di divertirsi con questa mimica, non voleva venir meno allo spirito della situazione. L'anima superficiale e la coltura rudimentale di una donna che scriveva Ezzio ed Ersiglia non potevano commuovere troppo profondamente i gusti aristocratici di un raffinato, come il nostro vice ammiraglio, che aveva navigato nei golfi più oscuri dell'amore; ed era stato ben lieto che le scenate di Nizza (dove Liana, come si raccontava, aveva preso a schiaffi la baronessa in pieno giardino pubblico) l'avessero liberato da un pericoloso perditempo e gli avessero data la forza di rompere una vecchia catena.

Ora che si trovava in un momento di raccoglimento spirituale, non avrebbe voluto ripigliare il giuoco, se non fosse stato il bisogno di opporre qualche distrazione al suo rimorso e di strapparsi alla seduzione, forse più pericolosa, di Flora.